Con gli accordi del 2016 la Fisac-CGIL e la allora maggioranza sindacale riuscirono, tra le altre cose, a far passare una nuova possibilità di passaggio di carriera per i colleghi della carriera operativa: il concorso interno per il grado di “expert” per colleghi operativi in Banca da almeno cinque anni.
Si tratta di una proposta innovativa e che si aggiunge alle altre modalità di concorsi interni per gli operativi che invece i colleghi della carriera direttiva non hanno più (ma su questo abbiamo già ampiamente scritto e non torneremo). Per quest’anno il concorso era indetto per 18 posizioni. Un risultato apprezzabile ma sicuramente da migliorare.
La lettura delle tracce ha mostrato una sorta di giusto mezzo, nell’elaborazione delle tracce, tra l’esame esterno a coadiutore (ora expert) e quello interno a F2 (ora consigliere). Il risultato non è stato sempre adeguato. Ci riferiamo in particolare alle ultime due tracce per l’orientamento economico.
Il programma di esame è descritto in termini giustamente generici per permettere ai colleghi di partire da una situazione di pari trattamento all’atto dell’esame. Va da sé che è opportuno e necessario che vi sia uno stretto legame tra programma d’esame e traccia proposta, pena dietrologie inevitabili su eventuali favoritismi.
Ora per le prime tracce questa connessione è rinvenibile, seppure a volte in modo ellittico o indiretto. Non così per le tracce sulla macroeconomia. La traccia 7 impone ai candidati di discutere di una particolare teoria del ciclo (il cd. real business cycle). Ora, nulla nel programma lascia presupporre che il candidato dovrà esporre uno specifico modello anziché un altro. Non solo, ma indirizzando obbligatoriamente le riflessioni dei candidati su una specifica teoria, è inevitabile desumerne che la traccia implicitamente considera quella come LA spiegazione dei temi che si stanno trattando (nel caso specifico: meccanismi di trasmissione della politica monetaria).
Logica, buonsenso e verrebbe da dire la dura realtà dei fatti post-crisi del 2008 avrebbero suggerito di lasciare che ogni candidato attingesse alle spiegazioni che ritiene più convincenti. Siamo ancora nel (vecchio) mondo del pensiero unico per giunta senza nessun avvertimento nel programma d’esame.
Ancora peggio va con la traccia successiva. Quest’ultima è infatti incentrata sulla teoria della crescita e della distribuzione del reddito che nel programma non sono nemmeno nominate (a meno di non volerle indirettamente desumere da termini quali “consumi e investimenti” o “produzione e crescita della moneta”).
Anche in questo caso ai canditati veniva richiesto di sviluppare una specifica teoria (quella della crescita endogena) e veniva poi richiesto di risolvere uno specifico modello di equazioni differenziali. Non solo dunque i candidati avrebbero dovuto prevedere, presumibilmente con l’aiuto di una sfera di cristallo, che nelle tracce gli sarebbero stati chiesti punti non presenti nel programma e specifici approcci teorici anziché altri, ma che avrebbero dovuto risolvere un sistema di equazioni differenziali perché non c’è altro modo di parlare di crescita e disuguaglianza!
Ora, questo è il primo anno in cui si svolge questo concorso e un rodaggio dei meccanismi è inevitabile. Tuttavia l’esperienza della Banca nel formulare prove d’esame è sicuramente notevole e ci si poteva aspettare di meglio. Dopo tutto, l’ultima prova chiede ai candidati di spiegare come “l’investimento in capitale umano può rafforzare la crescita di lungo periodo”.
Il capitale umano è la principale risorsa che ha a disposizione la Banca ed è necessario che se ne ricordi in ogni circostanza.
Un ex aderente alla setta dell’equilibrio stocastico