Welfare aziendale o welfare state?

Il tema del welfare aziendale sta acquisendo un’importanza crescente sia a livello nazionale che all’interno del nostro Istituto, visto anche la legislazione fiscale di favore recentemente introdotta.

E’ bene dire subito in premessa che, senza una forte struttura di assistenza pubblica, qualsiasi efficiente welfare aziendale diventa un simulacro che non aiuta alcun lavoratore.

Fatto questo dovuto preambolo e dovendosi muovere nella situazione data, è evidente che occorre accogliere le opportunità offerte per migliorare i servizi “aziendali” rivolti ai lavoratori.

Di certo, qualsiasi riflessione in materia deve partire dal presupposto inderogabile che occorrono più risorse economiche da parte della Banca.

Altro presupposto importante, questa volta di natura culturale, è che il nostro vertice comprenda che, su temi quali la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, occorre adottare un approccio diverso da quello sin qui utilizzato.

Un approccio che faccia della responsabilizzazione uno dei concetti cardine, abbandonando atteggiamenti, che sovente si registrano, tendenti a considerare le richieste dei colleghi, ad esempio maggiori flessibilità o modalità di lavoro non tradizionali, come il frutto di uno scarso senso del dovere o di non appartenenza all’Istituto.

Infine… solo per ricordare a tutti i nostri accaniti lettori… per la Fisac Cgil le vicende inerenti la somma forfettaria detta “lump sum” non rientrano in alcun contesto di welfare aziendale ma debbono trovare apposita soluzione al fine di ridurre il gap generazionale presente in banca, come tra l’altro rilevato nella relazione conclusiva della commissione paritetica Banca/OO.SS..

Quindi… come dire… non permettiamo il giochino di scambiare cose tra loro incompatibili che portano poi, inevitabilmente, ad accordi al ribasso….

Meditate gente …

Cyrano de Bergerac

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