Grande è la confusione sotto il cielo…

Una frase celebre iniziava in questo modo e terminava con un ottimistico “perciò la situazione è favorevole”.
Chi scrive, ritiene – più prosaicamente e meno ottimisticamente – che a tutt’oggi, in Banca d’Italia, la situazione sia solo e soprattutto di confusione….
Dopo che la Fisac ha sollevato, il 25 agosto u.s., la questione della gestione totalmente autonoma, per non dire autoreferenziale, della Banca sulla vicenda inerente l’utilizzo di nostri colleghi per lo smaltimento di lavoro arretrato presso alcune Corti d’appello, recentemente anche altre sigle hanno sollevato la medesima questione, stigmatizzando il solito atteggiamento “proprietario” della Banca .
In questo stesso periodo, i lettori più accaniti di questioni sindacali hanno assistito alle varie richieste di chiarimento di Cida e Dasbi per comportamenti – che si possono definire simpaticamente “anomali” – da parte della Banca nell’applicazione pratica della nuova riforma delle carriere (vedi ad esempio le lettere “infuocate” riguardanti le modalità di nomina dei sostituti delle unità operative di base o i criteri di selezione per la mobilità professionale).
Ancora più “affabile”, il comportamento del Sibc che si accorge – ogni tanto – che quella riforma contiene dei vizi gravissimi, che assolutamente non sono compensati da un (incerto) progresso economico, non dimenticandosi peraltro che sul tavolo, per gli operativi, la banca ha messo gli “spiccioli” rispetto a quanto promesso ed elargito ai Direttivi. Con una capriola logica e verbale quella sigla denuncia un accordo che era pronta a firmare in forma peggiorativa per i 5000 operativi: confidando nella scarsa memoria dei dipendenti dell’Istituto, accusa chi a quell’accordo si è VERAMENTE opposto.
I primi gravi vizi della nuova carriera direttiva, già dalla Fisac tempestivamente denunciati, stanno purtroppo emergendo:
– mancanza di certezze per le centinaia di colleghi inquadrati nella fascia Expert (molti vi rimarranno per sempre, probabilmente);
– poca trasparenza nella scelta delle posizioni rilevanti (sostituti dei titolari), che domani vorrà dire altrettanta poca trasparenza nella scelta di chi passa da Expert a Advisor;
– il concreto rischio di azzerare la dialettica interna alle diverse unità; dalla serie : “ si fa come dice il capo altrimenti niente promozione e meno scatti di stipendio”.
E pensare che chi scopre queste mancanze solo ora, come il Sibc, era pronto ad estendere la riforma a tutto il personale per un piatto, misero, di lenticchie…. Infine, per curiosità, ma la posizione di questo sindacato esattamente qual è? Sottoscrivere un accordo di fantasia che non è mai stato sul tavolo?
Se da un punto di vista prettamente narcisista, quanto precede testimonia la bontà delle iniziative e delle scelte fatte da tempo dalla Fisac, rileva ancora una volta l’aspetto più tragico della vicenda: la Banca coinvolge nelle proprie scelte il sindacato solo e soltanto quando quest’ultimo ne condivide le idee altrimenti la rappresentanza dei lavoratori è considerata, dal nostro vertice, un inutile (e fastidioso?) orpello.
Tenuto conto di tutta questa “confusione”, è possibile cambiare questa deriva pseudo autoritaria della Banca che ingenera – come si sta verificando – un peggioramento delle condizioni delle colleghe e dei colleghi?
Sicuramente un primo passo potrebbe essere quello di ridurre le divisioni tra le sigle, caratterizzate spesso da polemiche sterili; ovviamente, se si ritiene che la valutazione dell’attuale fase di relazioni aziendali sia così seria e grave e necessiti un cambio urgente di marcia nel modo di fare sindacato all’interno del nostro Istituto…
Buona riflessione a tutti

Cyrano de Bergerac

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