Da sempre, Renzi cerca di dimostrare quanto siano infondate le voci che lo designano quale erede naturale di Berlusconi: giochi di parole come Berluschino o Renzusconi gli danno proprio noia, perché lui, con il Cavaliere, non c’azzecca (come avrebbe detto Di Pietro).
Ha cercato di darne prova già con il Jobs Act, conducendo un brusco assalto allo Statuto dei Lavoratori che, probabilmente, Berlusconi non avrebbe mai osato. Ma niente, non gli hanno creduto.
E allora, venerdì scorso, il Presidente del Consiglio ha rilanciato: Se il Cavaliere prometteva 1 milione di posti di lavoro in più, lui ne promette 150 mila in meno.
In un incontro con manager e imprenditori riuniti al Forum Ambrosetti di Cernobbio, infatti, Renzi avrebbe dichiarato che l’attuale numero di 328 mila bancari è sproporzionato, e che entro 10 anni saranno 150 mila – 200 mila.
In un Paese stremato da 8 anni di feroce crisi economica, c’è da credere che affermazioni tanto drammatiche siano supportate da dati incontrovertibili, emersi all’esito di accurati studi tecnici.
Ed in effetti Renzi precisa il fondamento della sua previsione: il mondo è cambiato (anche nei servizi finanziari): infatti, se prima sua moglie si recava in filiale, oggi invece fa tutto dallo smartphone.
Sulla base di questo ragionamento, ad esempio, se la Signora Agnese decidesse di farsi i capelli in casa (usando i preziosi tutorial su come tagliarsi i capelli da sé, facilmente reperibili su YouTube), ci sarebbe da temere per il lavoro di almeno 4-5 mila parrucchieri nei prossimi 5 anni.
E che dire dei pizzaioli? Se la Signora Agnese, un certo giorno, decidesse che non è il caso di andare fino in pizzeria per mangiare qualcosa che si può tranquillamente preparare in casa, ci sarebbe un ingestibile esubero di mozzarella e pizzaioli.
Dall’estetista al banconista, nessuno può dirsi salvo: siamo tutti in pericolo.
Ma i bancari di più. Perché le Banche, in questo II anno della LERR (Luminosa Era della Rottamazione Renziana), sono state la vera spina nel fianco del Governo Renzi: i grattacapi delle banche venete, quelli di MPS, e non parliamo delle 4 banche del centro Italia, dove c’è stato il coinvolgimento addirittura del padre di una Ministra. E allora Renzi, in un estremo momento di lucidità, deve aver pensato che ridurre il numero dei bancari avrebbe significato diminuire i problemi che la Banche (gli) creano.
Ora, quando si parla di “specie a rischio” si intende una specie animale o vegetale che, a causa della esiguità della popolazione ed in ragione di sopravvenuti mutamenti nel suo habitat, è a rischio di estinzione.
Basandosi sulla classificazione delle specie animali o vegetali “a rischio” elaborata dall’UICN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), quella dei bancari può essere collocata, nella più ottimistica delle ipotesi, nella categoria delle specie “vulnerabili” (riduzione della popolazione del 25-54%); a voler essere pessimisti, nella categoria “in pericolo”, che ricorre quando c’è una riduzione della popolazione del 55-79% o una probabilità di estinzione del 20% nelle prossime tre generazioni.
Salvare una specie, spesso, può essere molto difficile. A volte bisogna creare delle riserve naturali inaccessibili all’uomo, o ricostruire faticosamente un habitat gravemente danneggiato.
In molti altri casi è decisamente più semplice: basta fermare i bracconieri.
Nilde