FILIALI, NOD E DINTORNI: A CHI SPETTA LA DECISIONE?

Nel 2008 l’allora Governatore Mario Draghi per non essere da meno del suo predecessore decise di lasciare un segno in Banca d’Italia: la chiusura di molte Filiali.

Il Consiglio Superiore approvò il nuovo assetto organizzativo della rete periferica definendolo idoneo in termini di efficacia, efficienza e di servizio alla collettività.

Dopo, il susseguirsi di una serie di atti gestionali dell’Amministrazione che, forse ignara di quanto deliberato dal Consiglio Superiore, procedeva a svuotare di compiti le Filiali e a negare servizi alla collettività.

Nel marzo del 2013 l’allora Direttore Generale Fabrizio Saccomanni torna alla carica e comunica la chiusura delle Filiali specializzate all’utenza e delle Divisioni delocalizzate di vigilanza. Viene poco cortesemente (accidenti a quei bolscevichi della CGIL) rispedito a casa; tenterà altre strade con esiti non molto diversi (questa volta non per colpa del bolscevichi della CGIL).

Ci prova quindi il nuovo (e attuale) Direttore Generale Salvatore Rossi che accetta l’idea di un protocollo di intesa con le organizzazioni sindacali per ricercare soluzione condivise che vadano nel senso del rilancio della rete territoriale.

Segue la nomina di un responsabile ad hoc per la trattativa, il Direttore di Milano, qualche incontro tecnico-seminariale e poi la proposta dei famigerati NOD, strutture dai connotati sfumati e per nulla persistenti nel tempo. Il prossimo incontro si terrà all’inizio di settembre.

Nel frattempo è possibile qualche riflessione. Una per esempio: perché chiudere altre Filiali e, soprattutto, chi decide il nuovo assetto della rete territoriale? Alcune ipotesi.

1. I cittadini, stanchi di vedere le pompose sedi della Banca d’Italia. Ipotesi difficile da sostenere dopo aver assistito alle peripezie di quel povero cittadino di Matera che per entrare in contatto (fisico) con la Banca d’Italia si è dovuto sorbire ore di viaggio o di quello di Benevento che entrato in possesso dei nuovi 5 euro si è rivolto (perché non informato) ai Carabinieri per denunciare l’esistenza di biglietti falsi.

2. Il Governo, che potrebbe dare una ulteriore dimostrazione al Paese di cosa voglia dire “saper fare”, anche se poi, a ben vedere, l’eventuale chiusura di qualche sede della Banca d’Italia difficilmente aiuterà ad uscire dalla crisi. Anche questa, però, è una ipotesi poco credibile perché il Governo, secondo quanto appreso dai quotidiani nazionali, ha difficoltà a capire persino quante e dove siano le Filiali della Banca d’Italia.

3. La Banca d’Italia che più e più volte ha ripetuto che, naturalmente, il potere organizzativo è di sua esclusiva pertinenza. La frequenza con cui si succedono gli interventi di (dis)organizzazione in questi ultimi anni rendono però poco credibile anche questa ipotesi perché, evidentemente, visioni molto precise l’Amministrazione non sembra averne.

4. I sindacati o, per meglio dire, il SIBC che su ogni argomento ha idee chiare e (dis)soluzioni indiscutibili. No neanche questa, visto che autorevoli esponenti del SIBC hanno nel corso dell’ultimo incontro sulle Filiali giudicato la nuova (vecchia) proposta della Banca un “passo in avanti”.

5. Le lavoratrici e i lavoratori delle Filiali interessate stanchi di tutto e di tutti. Istintivamente verrebbe da pensare di no: perché mai sarebbe preferibile abbandonare la famiglia o sottoporsi a pesanti pendolarismi piuttosto che veder riconosciuto il lavoro quotidianamente svolto in una logica di puro servizio per la collettività locale?

Non sarà che alla fine nessuno sa perché le Filiali devono chiudere e chi deve decidere in tal senso?

E’ bene non trarre conclusioni avventate e riflettendo un po’ meglio forse la quinta ipotesi non è poi così irreale.

La proposta dei NOD formulata dall’Amministrazione chiarisce il punto: la Filiale rimane aperta fino a quando chi ci lavora non decide diversamente. Vado in pensione (o sono costretto), aspiro ad una promozione o a un diverso utilizzo, mi lego sentimentalmente con qualcuna/o che vive in una città dove è presente una sede (vera) della Banca d’Italia, ho semplicemente voglia di cambiare aria: la conseguenza è la chiusura della Filiale.

I primi di settembre partirà probabilmente una lettera di convocazione con la quale tutte le colleghe e tutti i colleghi delle Filiali in odore di chiusura si renderanno disponibili ad incontrare le organizzazioni sindacali per discutere del rilancio della rete periferica.

Potrebbe essere una interessante novità.

Il (dis)articolato

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