La storia narra che, nel 1626, gli olandesi della Compagnia delle Indie Occidentali comprarono l’isola di Manhattan dagli ingenui indiani Lenape in cambio di un pugno di perline di vetro colorate e alcuni utensili di modesto valore.
Gli storici hanno poi chiarito che i nativi americani, in realtà, non conoscevano il concetto di proprietà, ragion per cui avevano inteso quei beni come un “dono” degli olandesi per l’uso dei terreni che essi avevano occupato da anni, e sui quali i Lenape contavano di continuare a vivere in coesistenza pacifica con gli europei.
Sappiamo tutti come è finita.
A differenza degli indiani Lenape, i lavoratori della Banca d’Italia non sono ingenui, né incapaci di comprendere cosa è nel loro interesse e cosa peggiora la loro condizione.
Le riforme (o i relativi tentativi di) degli ultimi anni, poi, hanno costretto i colleghi a sviluppare un intuito particolare nel riconoscere e scansare quelle che a Roma si chiamano “sòle” e nel resto d’Italia “solenni fregature”.
Ecco, la riforma delle carriere operative, man mano che la trattativa va avanti, sta assurgendo rapidamente al rango di “Madre di tutte le Sòle”.
Come definire altrimenti una riforma in cui viene presentata come una vittoria il (presunto) mantenimento delle attuali mansioni per un segmento (supervisori alias coadiutori) e l’ampliamento mansionistico verso il basso per tutti gli altri?
O la perdita dei passaggi di grado e conseguenti aumenti retributivi, in cambio di scatti BIENNALI di cui ancora non si conosce l’importo?
O la definizione di bonus economici sulla base di criteri “il più possibile oggettivi”?
Lo sentite, il tintinnare delle perline?
Sì?
Ecco. Quelle rifilate ai Lenape, almeno, erano colorate.
Pocahontas