IL PONENTINO

Il FIGHT CLUB DEI PENSIONATI PORTOGHESI

La prima regola del Fight club dei Pensionati Portoghesi è: “non parlare del Fight club dei Pensionati Portoghesi”. Lo sanno anche i bambini.

Ma non la Cisl, evidentemente, visto che ha ritenuto opportuno organizzare e pubblicizzare un apposito convegno sul tema. Ora, già è di per sé abbastanza allucinante che un sindacato – soprattutto se confederale – sponsorizzi e addirittura patrocini iniziative che, pur consentite dalla normativa fiscale in vigore, contribuiscono a sottrarre al sistema “Paese” preziose risorse economiche.

Perché sì, a parte quei pochi connazionali che vanno pazzi per il baccalà, ascoltano il fado sotto la doccia e preferiscono le spiagge dell’Algarve a quelle della Sardegna, nella gran parte dei casi la scelta di spostare la propria residenza in Portogallo (o a Cipro o vattelapesca) è dettata dall’intento di non pagare le tasse in Italia: scelta, a determinate condizioni, assolutamente conforme alla legge italiana ma non alla morale di molti tra noi.

E torniamo alla prima regola del Fight club dei Pensionati Portoghesi.

Date le esperienze pregresse, dalle quali dovremmo TUTTI imparare, era prevedibile – se non addirittura scontato – che ci sarebbe stato il “leak”, la fuga di notizie, la soffiata della solita Gola profonda al solito quotidiano.

Che infatti se ne esce col titolone in prima pagina “I portoghesi di Banca d’Italia” (poi ribadito a pagina 9 con un “A Palazzo Koch fanno i portoghesi”), in cui riprende l’iniziativa della Cisl per crocifiggere indiscriminatamente tutti i Colleghi (che, lo diciamo a beneficio del Tempo: non lavorano tutti a Palazzo Koch), facendoli come al solito passare per fannulloni, furbetti, ipocriti e via dicendo.

E allora, un po’ di cautela, per favore.

Perché, come dicono in Portogallo: “Palavra fora da boca e pedra fora da mão não voltam atrás” *.

Maria Lisboa

* La parola uscita dalla bocca e la pietra lanciata dalla mano non tornano indietro.