Orario di lavoro – Ritorno al futuro

L’OSCURO MECCANISMO DI SALTO SPAZIO-TEMPORALE

“Se i miei calcoli sono esatti,

quando questo aggeggio toccherà le ottantotto miglia orarie

ne vedremo delle belle, Marty!”

In questo lungo periodo di pandemia di certo il tempo ha assunto una connotazione tutta particolare.

Si espande: l’emergenza sembra destinata a non finire mai e il tempo in cui le mascherine si usavano solo a carnevale sembra remoto e perso nella notte dei tempi.

E si comprime: è passato ben un anno e mezzo da quando abbiamo imparato la parola lockdown e in mezzo c’è un grande buco nero di giorni molto uguali tra loro e di durata indefinibile, da non riuscire più a raccontare bene cosa è successo e quando.

Fa dei salti: un momento c’è zona rossa, il momento dopo la sfilata per la vittoria agli europei di calcio.

Insomma, deve essere intervenuto, senza che ce ne accorgessimo, qualche oscuro meccanismo di salto spazio-temporale che ha sballottato gli eventi e le percezioni.

In questo contesto, le parti sono state chiamate a parlare proprio di tempo, per definire lo schema che dovrebbe regolare l’organizzazione del lavoro in Banca d’Italia post pandemia e a luglio è stato sottoscritto l’accordo “cornice” in materia, cui dovrà far seguito accordo definitivo che entrerà in vigore a gennaio 2022, se in quella data l’emergenza sanitaria sarà cessata.

In quell’intesa sono stati raggiunti obiettivi importanti, primo tra tutti il principio secondo il quale il lavoro agile verrà considerato una modalità di lavoro normale, alla stregua di quello in presenza; peraltro, alcuni temi hanno scontato un comportamento di sorprendente chiusura da parte della Delegazione aziendale, in palese contrasto con l’esperienza maturata durante l’emergenza – ma in alcuni casi anche prima – e con una visione di lungo periodo.

Insomma, nel proiettarsi verso il futuro il Vertice è sembrato, a un certo punto, aver girato male il meccanismo e, dopo qualche giro a vuoto nello spazio-tempo, essere finito invece nel passato.

Un comportamento davvero poco progressista, si potrebbe dire, ma che forse per alcuni – pochi – aspetti ha prodotto qualche utilità, se si pensa che proprio sugli eventi passati si fondano quelli futuri e che, come il noto film insegna, a volte voler cambiare il pregresso potrebbe portare pericolosamente a scardinare le basi per il futuro.

Ne è un esempio uno dei nodi più controversi della trattativa come è sicuramente stato quello sul telelavoro.

Ricordiamo infatti come inizialmente, puntando forse l’ingranaggio del tempo sul 2099, la Banca aveva sostenuto la proposta di introdurre un lavoro agile esteso (4 giorni su 5 a settimana a casa), e contestualmente abolire con un colpo di spugna il telelavoro e buona parte di un passato che, a fatica, aveva introdotto quest’ultimo Istituto.

La Fisac CGIL, insieme agli altri Sindacati del Tavolo unitario, ha rigettato da subito e con forza la proposta di abolizione del telelavoro, in quanto inquadrato in una cornice regolamentare ben definita e preziosa per molti colleghi che al momento ne usufruiscono, quali quelli provenienti da Filiali chiuse o quelli che rientrano nelle categorie elencate nella normativa, ai quali non veniva data alcuna garanzia sul mantenimento della posizione; rimanevano inoltre tutte da definire, sotto il profilo regolamentare, le caratteristiche del nuovo lavoro agile esteso, sulle quali difficilmente si sarebbe potuta fare sufficiente luce nell’ambito di un accordo quadro.

Nulla da togliere, con questo, all’istituto del lavoro agile esteso, senza dubbio interessante possibilità per coloro che necessitano di forme più estese di smart working; i pendolari, per fare solo un esempio.

Si tratta però di due istituti con caratteristiche diverse sotto molti profili, come le tutele in termini di salute e sicurezza, le dotazioni fornite, l’ubicazione della postazione di lavoro, la previsione di timbrature, e altro ancora.

Per questi motivi la Fisac CGIL, insieme al Tavolo di maggioranza sindacale, aveva proposto invece di prevedere un periodo di compresenza di telelavoro e smart working esteso, in modo da definire meglio quest’ultimo e verificarne il funzionamento ma anche – e soprattutto – per mantenere intatti i diritti dei colleghi; la proposta, accolta dall’Amministrazione non senza resistenza, come noto è stata tuttavia respinta in sede di stesura della bozza di accordi dove l’Istituto del lavoro agile esteso, che doveva proiettare l’Istituto nel futuro, è magicamente sparito così come era apparso. E’ invece rimasto invariato il telelavoro, frutto di conquiste del passato, poiché la ferma posizione in difesa del suo mantenimento ne ha impedito l’eliminazione.

Questo non significa che non si guardi avanti: il negoziato per la revisione dei regolamenti interni sarà la sede nella quale cercheremo di riportare la discussione su alcuni importanti avanzamenti da tempo richiesti dalla Fisac CGIL per questo istituto.

E, tornando al futuro, crediamo che la questione dell’accesso a forme estese di lavoro agile rimanga come punto importante dell’agenda sindacale, che non potrà essere derubricata, come spesso ha fatto la Banca, ad una questione di semplificazione dei lacci e lacciuoli normativi.

La Fisac CGIL si prepara pertanto al fondamentale snodo negoziale di settembre, che dovrà dare concreta attuazione alle intese di luglio, al fine di conseguire per l’intera compagine del personale gli ulteriori necessari miglioramenti alla materia dell’orario di lavoro, perché si possa essere pronti per il futuro, senza cancellare le conquiste del passato.

Roma, 24 agosto 2021

La Segreteria Nazionale

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *