FA CHE LA MANO DESTRA NON SAPPIA CIO’ CHE FA LA MANO SINISTRA…

 

Sono mesi, anzi direi anni, ormai che assisto al dissennato svolgersi degli avvenimenti all’interno di questa Istituzione che ormai da lungo tempo va avanti come un veliero a volte in balia delle onde, a volte guidata da un nocchiero un po’ inesperto, altre ancora preda di un arrembaggio, ma certamente non più salda e con una linea diritta di intenti e di progettazione né verso l’esterno né tantomeno verso il proprio indirizzo interno, del quale oramai da anni si sono perse le tracce.

Il risultato è una immagine sbiadita e poco credibile dell’Istituzione che fu, nei confronti dell’esterno e sicuramente un brutto, difficile e controverso approccio nei confronti della compagine del personale, abituata per anni a “sentire” e a vivere il senso di appartenenza, a lavorare con impegno e non solo nell’ottica della remunerazione, sicuramente non trascurabile, sarebbe ipocrita non riconoscerlo, ma che, dall’ottica della mia esperienza pluriennale, mi sento di dire, ha fatto la differenza.

Oggi, spento il ricordo dei fasti rimane la lotta che si conduce ogni giorno perché la Banca, dimentica di quelle caratteristiche che la hanno sempre contraddistinta, tende ogni giorno di più a scivolare verso una logica biecamente manageriale e imprenditoriale, quasi fosse una azienda privata che deve raggiungere profitti e obbiettivi, calpestando diritti acquisiti e conquiste dei lavoratori, affermando e subito dopo negando accordi anche sottoscritti, costringendo il personale a sempre più difficili azioni in nome di logiche poco credibili.

Anche le conquiste più importanti come gli accordi sui tempi della vita, sugli orari di lavoro, vengono dribblati dalla Banca con manovre e con mezzucci dozzinali che costringono ogni volta i colleghi a soccombere alle ingiustizie o a ricorrere sempre più spesso a vertenze, a istanze superiori per veder riconosciuti diritti già ratificati e sottoscritti.

Ultima in ordine di tempo , ma non certo di importanza, è la risposta data dalla Banca a chi, a seguito degli accordi siglati il 19 maggio 2014 in tema di Orario di Lavoro , chiedeva di poter accedere a posizioni di Telelavoro.

In primo luogo ci sono voluti sei mesi per raccogliere le adesioni (l’indagine sulle richieste è iniziata a gennaio u.s.) per culminare in una risposta del RIU , almeno per alcuni, stereotipata, non nominativa, giunta via mail in Outlook al 30 di luglio (mentre presumibilmente i colleghi sono in ferie) che negava la possibilità di accedere al telelavoro con un diniego generico sulle mansioni senza spiegazione alcuna.

E pensare che non più tardi del 17 maggio 2015 in una “Lectio Magistralis “ il nostro Direttore Generale Dott. Salvatore Rossi così insegnava: ““È intuitivo che i lavoratori più istruiti abbiano una maggiore capacità di produrre innovazione e di adattarsi ai cambiamenti organizzativi……L’informatizzazione dei processi produttivi già attuata ha valorizzato le funzioni manageriali e intellettuali e ha reso sostituibili un computer molte funzioni, anche intermedie, fortemente ripetitive.

Internet e il cloud computing permettono di fare a meno della contiguità fisica delle persone che collaborano a un progetto: molte delle attività legate alla conoscenza possono essere svolte con un’interazione remota”.

E’ proprio vero, oramai in questa banca la mano destra non sa cosa fa la sinistra…

Marina Rizzo

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