La formazione non è un dataset

Registrare i docenti e affidare le loro lezioni all’Intelligenza Artificiale

non è una semplice formalità tecnica

Con una breve comunicazione, alle colleghe e ai colleghi che saranno coinvolti come docenti nelle prossime edizioni di Explora e dei Focus è stato annunciato che, a partire dalla programmazione di settembre, gli incontri saranno registrati.

Le registrazioni, secondo quanto comunicato, non saranno pubblicate, ma verranno utilizzate insieme alle slide per creare, attraverso strumenti di Intelligenza Artificiale, non meglio precisati «contenuti didattici avanzati», per essere poi cancellate.

Tutto risolto con poche righe e con la formula: «Partecipando, si acconsente al trattamento dei dati personali». No. Non può funzionare così.

NON SIAMO CONTRARI ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

L’Intelligenza Artificiale può rappresentare un’opportunità importante per migliorare la qualità del lavoro, ampliare l’accesso alla conoscenza e sviluppare nuove professionalità.

Proprio per questo deve essere introdotta con trasparenza, responsabilità e confronto, valutandone anche le conseguenze sociali, occupazionali e ambientali.

Innovare non significa registrare prima e spiegare dopo. Una lezione non contiene soltanto delle slide: contiene la voce, l’immagine, le competenze, l’esperienza, lo stile comunicativo, gli esempi, le valutazioni e il patrimonio professionale costruito nel tempo da chi la tiene.

Tutti elementi che possono diventare dati da trascrivere, analizzare, rielaborare, sintetizzare e riutilizzare.

UNA MAIL DI POCHE RIGHE NON È UN’INFORMATIVA

Prima di avviare l’iniziativa occorre sapere:

quali dati saranno registrati e successivamente generati; se saranno raccolti audio, video, trascrizioni, annotazioni, prompt o altri dati derivati; quale sistema di Intelligenza Artificiale sarà utilizzato; chi lo fornisce e dove vengono trattati i dati; chi potrà accedere alle registrazioni e ai contenuti prodotti; se i dati potranno essere utilizzati dal fornitore per addestrare o migliorare i propri modelli; per quanto tempo rimarranno copie, backup, log e file intermedi; quale sia la base giuridica del trattamento e quali conseguenze derivino dall’eventuale rifiuto della registrazione.

Scrivere semplicemente che «partecipando si acconsente» non risolve questi problemi.

Nel rapporto di lavoro, infatti, il consenso non può essere considerato automaticamente libero solo perché viene formalmente richiesto: una collega o un collega chiamato a svolgere il ruolo di docente deve poter rifiutare senza subire conseguenze dirette o indirette sulla propria attività professionale.

LA FORMAZIONE È RELAZIONE, NON SOLO CONTENUTO

Il percorso di inserimento delle persone neoassunte non può essere ridotto a una raccolta di materiali digitali.

La qualità della formazione nasce dal confronto diretto, dalle domande, dalla capacità del docente di adattare il linguaggio alle persone presenti, dall’esperienza concreta e dalle relazioni che si costruiscono.

Registrare sistematicamente le lezioni per produrre contenuti sintetici rischia di trasformare il docente in un semplice fornitore di dati, utilizzandone competenze e patrimonio professionale senza stabilire preventivamente garanzie, limiti, riconoscimenti e modalità di aggiornamento.

Chi garantirà che il materiale prodotto dall’IA sia corretto?

Chi sarà responsabile degli errori, delle semplificazioni o delle informazioni superate?

Chi deciderà per quanto tempo potrà essere riutilizzata la voce, l’immagine o l’elaborazione professionale di una collega o di un collega?

E soprattutto: questi strumenti serviranno a integrare la formazione o, progressivamente, a sostituire docenti, confronto umano e attività di progettazione didattica?

REGISTRARE UNA PRESTAZIONE LAVORATIVA NON È NEUTRALE

La registrazione integrale e sistematica delle lezioni può inoltre rendere possibile una valutazione successiva delle modalità con cui viene svolta l’attività professionale.

Tono della voce, contenuti esposti, durata degli interventi, espressioni utilizzate, risposte fornite e modalità di relazione potrebbero essere conservati, confrontati o analizzati.

Si tratta di una potenzialità che impone una verifica preventiva anche rispetto alla disciplina sui controlli a distanza dell’attività lavorativa.

Non basta dichiarare che la finalità è esclusivamente didattica: servono garanzie tecniche e organizzative che impediscano qualsiasi utilizzo dei dati per la valutazione individuale, per finalità disciplinari, per il confronto tra docenti o per altri scopi diversi da quelli dichiarati.

CHIEDIAMO TRASPARENZA, GARANZIE E CONFRONTO

Abbiamo chiesto alla Banca:

  • la sospensione dell’iniziativa prevista da settembre;
  • la consegna dell’informativa completa sul trattamento dei dati personali;
  • la documentazione relativa agli strumenti di Intelligenza Artificiale utilizzati, ai fornitori coinvolti, ai flussi dei dati e ai tempi effettivi di cancellazione;
  • la verifica degli adempimenti previsti dal GDPR e dall’AI Act;
  • la valutazione preventiva delle possibili implicazioni rispetto all’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori;
  • un incontro sindacale prima dell’avvio di qualsiasi registrazione.

Non chiediamo di fermare l’innovazione.

Chiediamo che l’innovazione non venga realizzata comprimendo i diritti, impoverendo la formazione e trasformando il sapere delle lavoratrici e dei lavoratori in una risorsa disponibile senza regole.

L’INNOVAZIONE SI DISCUTE E SI GOVERNA.

I DIRITTI NON SI REGISTRANO PER POI ESSERE CANCELLATI

Roma, 23 luglio 2026

La Segreteria Nazionale