
L’ attacco a un portavalori avvenuto nei giorni scorsi non è più un episodio isolato e imprevedibile né una fatalità: è la conseguenza diretta di scelte organizzative sbagliate che hanno coinvolto il nostro territorio.
Negli ultimi anni sono infatti venuti meno presìdi pubblici fondamentali per la gestione della circolazione del contante. Nel dibattito, sia interno che esterno, si continua a coltivare l’illusione che il contante, nel nostro Paese, sia destinato a scomparire. Non è così. Il contante è sempre stato e resterà uno strumento essenziale di pagamento, di inclusione sociale e di stabilità del sistema, soprattutto nei nostri territori, nelle fasi di crisi e per ampie fasce della popolazione. Ignorare questa realtà significa costruire politiche organizzative su basi ideologiche e non sui bisogni reali del Paese.
Per questo la gestione del contante è una responsabilità pubblica e non può essere trattata come una funzione residuale da comprimere o esternalizzare.
Negli ultimi anni, anche in Banca d’Italia, è stata perseguita una linea chiara: riduzione delle Filiali dedicate alla circolazione del contante, accentramento delle attività e progressivo trasferimento di funzioni strategiche a soggetti privati.
È evidente che la diminuzione delle Filiali comporta più trasferimenti, più chilometri percorsi, maggiore concentrazione di valori e più viaggi dei portavalori tra poche strutture accentrate e una rete di banche e uffici postali che continuano a garantire ai cittadini l’accesso al contante. Questo modello non riduce i rischi, li moltiplica ed espone i lavoratori delle società di servizio a condizioni sempre più pericolose.
Dobbiamo ribadirlo con chiarezza: seppure la responsabilità di questi attacchi sia da attribuire alla criminalità – che le istituzioni devono comunque continuare a prevenire e contrastare – gli assalti sono sempre più frequenti, più organizzati e più pericolosi anche per le scelte che hanno favorito la concentrazione dei flussi, l’indebolimento dei presìdi territoriali e l’illusione che l’accentramento potesse produrre efficienza e risparmio.
La realtà dimostra il contrario. L’accentramento non ha ridotto i costi: li ha aumentati. Più trasporti, più scorte, più misure di sicurezza, più oneri assicurativi, più gestione delle emergenze e, soprattutto, più rischio sia per chi lavora sia per chi vive nei territori frequentemente attraversati da questi flussi.
Continuare a percorrere questa strada non è più possibile perché significherebbe accettare un modello che espone a rischio i lavoratori, aumenta l’insicurezza nei territori e trasferisce ai privati funzioni che dovrebbero restare saldamente pubbliche.
Affermiamo con forza che questa linea debba cambiare: serve una rete più ampia e diffusa di Filiali della Banca d’Italia dedicate alla gestione del contante: la capillarità non è un costo ma un investimento in sicurezza, presidio pubblico e tutela del lavoro. E’ tempo che anche chi ha il potere di decidere si assuma pienamente la responsabilità di cambiare le cose.
Roma, 13 febbraio 2026
La Segreteria Nazionale
