
DIFENDERE LE TUTELE SIGNIFICA CAMBIARE STRATEGIA
La gara per il rinnovo della nostra polizza sanitaria era andata deserta nonostante un incremento significativo della base d’asta. Non è stato un incidente tecnico, non è stato un semplice problema procedurale. È stato il segnale che il mercato delle polizze sanitarie sta cambiando profondamente.
Negli ultimi anni, come la CGIL denuncia da tempo, la pressione sul sistema sanitario pubblico è aumentata e i Governi che si sono succeduti hanno ridotto le risorse al Sistema Sanitario Nazionale. Le liste d’attesa si allungano, la spesa privata cresce, sempre più persone sono costrette a rivolgersi al privato per ottenere cure tempestive. In questo contesto le assicurazioni sanitarie sono diventate uno strumento sempre più richiesto. Ma, parallelamente, il mercato si è concentrato: poche compagnie controllano gran parte dell’offerta e sono diventate molto più selettive nel valutare i rischi.
La nostra polizza è una buona polizza e siamo contenti che la Banca sia riuscita a prorogarla fino al 30 giugno 2027. È una polizza con coperture ampie, pacchetto maternità, rimborso per lenti, fisioterapia, franchigie quasi nulle in convenzione diretta. È una tutela concreta che negli anni ha garantito a migliaia di colleghe e colleghi la possibilità di curarsi senza barriere economiche. Tuttavia, proprio queste caratteristiche, unite alla dimensione della platea (circa 20.000 assicurati), rendono oggi il contratto più complesso da quotare in un mercato che ragiona in termini sempre più strettamente attuariali.
La Fisac CGIL pensa già alla prossima gara, che dovrà essere prevista nel breve termine, e affermiamo fin da ora con forza che la risposta non potrà essere quella di arretrare sulle tutele. Siamo però consapevoli che non possiamo nemmeno ignorare il mutamento strutturale del contesto. Se vogliamo difendere la qualità della polizza, dobbiamo renderla sostenibile e tecnicamente governabile.
Questo significa, innanzitutto, mettere sul tavolo dati chiari e completi sull’andamento dei sinistri, sui trend di utilizzo e sui costi medi. Una gara non può partire senza trasparenza tecnica. Significa anche confrontarsi preventivamente con il mercato per capire quali elementi del capitolato risultano oggi non bancabili e quali strumenti possono rendere il contratto più equilibrato.
Occorre introdurre meccanismi che diano stabilità nel tempo, come sistemi di indicizzazione automatica dei premi legati a parametri oggettivi e strumenti di protezione contro gli scostamenti eccessivi della sinistralità. Prevedere una soglia oltre la quale il rischio viene condiviso o riassicurato non significa indebolire la polizza, ma renderla sostenibile nel lungo periodo. Allo stesso modo, la gestione dei grandi sinistri deve essere strutturata per evitare che pochi eventi ad altissimo costo compromettano l’intero equilibrio contrattuale.
Alcune aree particolarmente inflattive, come la fisioterapia, l’ottica o determinati percorsi legati alla maternità, possono essere organizzate in modo più governato, attraverso massimali chiari, percorsi in rete, appropriatezza delle prescrizioni e tariffari negoziati. Non si tratta di togliere diritti, ma di evitare che un utilizzo non controllato renda il sistema instabile per tutti.
Un punto centrale riguarda la rete convenzionata. Se la convenzione diretta è il cuore della nostra polizza, deve essere accompagnata da tariffari realmente negoziati, tempi di accesso garantiti e controllo delle extra-fatturazioni. La sostenibilità passa anche da qui.
Ma c’è una leva ancora più importante e strategica: ampliare la platea. Proponiamo che la Banca si faccia promotore di un contratto unico tra le Authorities italiane, diventando capofila di una gara inter-istituzionale. Un bacino più ampio significherebbe maggiore diversificazione del rischio, minore incidenza delle singole fasce anagrafiche, maggiore potere contrattuale e più interesse da parte del mercato. Una massa critica più grande renderebbe la polizza più stabile e più attrattiva per le compagnie, riducendo il rischio di nuove gare deserte.
La salute non è un benefit accessorio. È una tutela fondamentale che incide sulla qualità della vita, sulla serenità delle famiglie, sulla dignità del lavoro. Difendere la nostra polizza significa assumersi la responsabilità di governare il cambiamento, non subirlo.
Chiediamo quindi l’apertura immediata di un confronto trasparente, con la presentazione dei dati e una valutazione seria delle soluzioni strutturali possibili, inclusa l’ipotesi di un contratto unico tra Authorities.
Il mercato è cambiato.
Le tutele non devono arretrare.
Sta a noi trovare la strada per renderle più forti e più stabili nel tempo.
Roma, 12 febbraio 2026
La Segreteria Nazionale
