
Da Bruxelles arrivano segnali che non possono essere ignorati. Si torna a parlare di shock energetico prolungato, di misure straordinarie, di razionalizzazione dei consumi. In un quadro del genere, continuare a far finta di niente sarebbe miope. E sarebbe un errore.
Per questo abbiamo chiesto alla Banca di aprire subito un confronto LEGGI per capire se esista già un piano organizzativo in caso di aggravamento della crisi energetica e, soprattutto, per chiedere una misura semplice, concreta e immediatamente attivabile: più smart working, per un periodo definito e in deroga all’accordo vigente, per tutte le attività che possono essere svolte da remoto e coinvolgendo tutti le colleghe e i colleghi dell’Istituto.
Non si tratta di lanciare allarmi. Si tratta di fare prevenzione. Ridurre gli spostamenti casa-lavoro, alleggerire i consumi degli uffici, limitare la pressione sulla mobilità cittadina e sul trasporto privato significa mettere in campo una risposta razionale prima che l’emergenza diventi conclamata. Significa tutelare insieme continuità operativa, qualità del lavoro e condizioni di vita delle colleghe e dei colleghi.
D’altra parte, l’esperienza degli ultimi anni ci ha già insegnato una cosa molto chiara: quando serve, il lavoro da remoto funziona. Funziona se è ben organizzato, se è governato con serietà, se è accompagnato da criteri chiari; funziona ancora meglio quando è inserito in una cornice regolamentare chiara e definita, che non generi squilibri o disuguaglianze di trattamento. E allora non si capisce perché, di fronte a uno scenario che potrebbe richiedere misure rapide di contenimento dei consumi, non si debba già oggi discutere di una estensione temporanea dello smart working, la chiusura di tutti gli stabili non necessari e, con i risparmi derivanti, la corresponsione temporanea di un’indennità di pendolarismo per tutti quei colleghi impegnati in processi non remotizzabili, come durante l’emergenza pandemica.
La richiesta che avanziamo è di puro buon senso: attivare da subito una valutazione preventiva con le organizzazioni sindacali e predisporre, ove necessario, un ampliamento temporaneo delle giornate di lavoro agile, almeno per la durata della fase di criticità, fermo restando la necessità di individuare soluzioni equilibrate anche per il personale impegnato in attività non remotizzabili.
Prepararsi prima non è un lusso. È una responsabilità.
Auspichiamo che la Banca d’Italia faccia da apripista, anche in ragione della maggiore consapevolezza che il nostro Istituto ha degli effetti economici, nel breve e nel lungo periodo, della crisi energetica ed economica che si profila all’orizzonte.
Se davvero vogliamo farci trovare pronti, il momento di decidere non è quando arriverà l’emergenza. È adesso.
Roma, 7 aprile 2026
La Segreteria Nazionale