Riforma delle Carriere Operative

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SINDACATO CONSERVATORE, RIFORMISTA, O GIALLO?

Nella storia sindacale, compreso il nostro piccolo contesto, abbiamo assistito spesso ad accuse – peraltro di solito da parte aziendale rivolte alle rappresentanze dei lavoratori in quanto “incapaci di accogliere il futuro”.

Così ad esempio è stato, in termini generali, quando la Fisac Cgil si oppose al Jobs act in quanto, a parere del nostro sindacato, rappresentava uno strumento legislativo che non dava risposte ai lavoratori ma, anzi, ne peggiorava la situazione, precarizzandone la condizione. L’allora Governo, ma non solo, ci accusò di “conservatorismo”.

Nel nostro più ristretto contesto, dove spesso la Banca parla per nome di alcuni sindacati, accuse di questo genere se ne contano a centinaia nella storia. Si ricorda, tra le più recenti, le polemiche del 2016 contro la Falbi rea, in quanto sindacato maggioritario in Banca, di opporsi alla nuova riforma del personale direttivo.

Più di recente la conflittualità – piuttosto inutile nel merito – ha riguardato la diversa visione dei sindacati rispetto all’attuale contrattazione sulla riforma delle carriere operative.

La Fisac Cgil ha ribadito più volte (e lo ribadirà sempre) la propria contrarietà in quanto trattasi di un cambiamento fatto a “costo zero” per la Banca, che peggiora la condizione normativa dei colleghi e che – come già avvenuto in passato – penalizzerà le nuove generazioni.

Nel merito, anche nel recente incontro negoziale la Delegazione aziendale, su precisa richiesta della Fisac Cgil, ha detto chiaramente che la Banca non intende investire risorse economiche aggiuntive sia per l’esistenza di vincoli di bilancio sia per la solita e fantomatica questione della “reputazione verso l’esterno” (così ad esempio non è stato per i soldi investiti nella nuova area manageriale).

E’ evidente, pertanto, che se si vogliono trasformare – ad esempio – gli “scatti leggeri” dei colleghi con maggiore anzianità di servizio in pesanti occorre trovare risparmi di spesa in altri aspetti. Il fatto stesso che gli scatti stipendiali non saranno dello stesso ammontare per tutti gli operativi – a parità di mansioni – ma risulteranno crescenti in relazione al livello posseduto e quindi anche all’anzianità raggiunta, rappresenta una misura di risparmio.

Il punto principale di questa vicenda è l’idea che la Banca ha del proprio futuro, perseguita anche in sede contrattuale. La Fisac Cgil ha sempre criticato alcune scelte organizzative degli ultimi anni che relegano il nostro Istituto a subire quasi passivamente elementi quali la digitalizzazione o l’evoluzione delle funzioni in ambito SEBC.

Il ritiro così radicale dal territorio, motivato da questioni anche di economicità, non è stato seguito ne’ da amministrazioni pubbliche dotate di analoghe reti territoriali e solo in minima parte ha riguardato altre importanti banche centrali europee. In un momento di estrema difficoltà del tessuto economico e sociale del Paese una maggiore presenza del nostro Istituto sarebbe stata auspicabile.

Allo stesso modo, le scelte in tema di ricircolo del contante o di vigilanza, non necessitavano di ampie privatizzazioni, come avvenuto per il processamento delle banconote, o di significative riduzioni di responsabilità e compiti per molte strutture di vigilanza della Banca.  Gli effetti di tali iniziative si registrano chiaramente, anche in termini di peggioramento della qualità del lavoro e della professionalità dei colleghi.

Se la riforma della carriera manageriale sta esplicitando tutti i difetti da tempo indicati da questa O.S., primo tra tutti la creazione di un contesto lavorativo non aperto alle proposte e alle critiche dei colleghi, per gli operativi emerge la chiara volontà dell’Amministrazione di non investire sulle nuove generazioni. Ad esempio, il Vice Assistente da poco entrato in Banca avrà una nuova dinamica stipendiale simile all’attuale, ma peggiore vista impossibilità di far crescere significativamente il proprio piede stipendiale per il venir meno dei gradi. Sempre lo stesso Vice Assistente, nel corso della propria vita da “operativo”, potrà anche non cambiare mai le mansioni svolte.

E’ evidente che l’assenza di un disegno strategico di sviluppo per la compagine degli operativi, specie per i più giovani, conferma la linea di tendenza della Banca: ritiro dal territorio, assenza di nuovi compiti, alte professionalità richieste soltanto per un ristretto gruppo.

Rispetto a tale scenario, il compito del sindacato – definibile riformista, o più semplicemente attento alla difesa degli interessi dei lavoratori – deve essere quello di opporsi allo scenario che sta emergendo dalla trattativa sulla riforma delle carriere operative.

Lasciamo ad altre sigle, attente alla cura di altri interessi, il compito di continuare a fare da megafono alle proposte della Banca.

Chiediamo invece ai colleghi di prendere sempre più coscienza del contesto nel quale ci vuol relegare l’Amministrazione.

Roma, 24 giugno 2019

                                                                                        La Segreteria Nazionale

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