Scripta Manent – Carriera Operativa e Welfare

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TRA PAROLE E DICHIARAZIONI SCRITTE

Come il ricordo di un brutto sogno, la riforma delle carriere operative proposta dalle due sigle del relativo tavolo di maggioranza sembrava ormai un pericolo scampato.

Ormai la platea dei colleghi si era tranquillizzata rispetto alla minaccia di vedere introdotte così tante e sgradite storture, concentrate in una sola riforma.

Peraltro, dato l’evidente diffuso malcontento, le Organizzazioni ideatrici di quella proposta si erano spese per dichiarare, in modo piuttosto controverso, che nulla di quanto finora enunciato era definitivo e che tutto doveva essere ancora negoziato. Si è arrivati addirittura a sentir vociferare che le medesime sigle non avevano intenzione di firmare la riforma da loro stesse avallata.

Tuttavia, visto l’andamento degli incontri, la Fisac CGIL aveva già osservato che la nuova struttura della carriera sembrava già stata portata a casa dalla Banca.

Infatti, in data 29 maggio, alla sottoscrizione degli accordi sul welfare aziendale, Falbi e Sibc, insieme alla Banca, hanno introdotto nei testi da loro firmati una dichiarazione a verbale sulla riforma.

Discutibili i contenuti, non limitati a una generica intenzione di riprendere il negoziato, ma caratterizzati dall’elencazione dei principi della riforma, già tristemente noti (calderone mansionistico, demansionamento generalizzato, doppio scatto posticipato biennale differenziato tra colleghi che pur svolgerebbero stesse mansioni, svilimento del grado di coadiutore, sistema valutativo finalizzato a conferire a pochi eventuali bonus retributivi aggiuntivi, penalizzazione dei colleghi più giovani, ampi risparmi per l’Amministrazione ecc.), sui quali la Fisac CGIL aveva più volte invitato alla riflessione, evidenziando le forti criticità presenti (volantino del 3 aprile e volantino del 9 aprile).

Singolare la “location” prescelta: all’interno di accordi sul welfare in cui le due sigle erano tavolo di minoranza (trasversale), ma scrivevano dichiarazioni in accordo con la Banca, come maggioranza di comparto.

Ma soprattutto, deleterio, per gli effetti che comporta, il modo scelto per fare sindacato. Perché quella dichiarazione a verbale l’hanno sottoscritta, congiuntamente, Falbi-Sibc e Banca, prima ancora che quest’ultima inviasse ai sindacati, come concordato, un documento di sintesi riepilogativo della propria idea di riforma.

Non dovrebbe essere oscuro il fatto che la Banca e i lavoratori sono parti che esprimono – spesso – interessi contrapposti.

Non dovrebbe sfuggire quale delle due parti i sindacati rappresentino.

Né dovrebbe sfuggire, quindi, che per un sindacato la Banca non è un alleato, ma la controparte.

E che se la Banca accetta di sottoscrivere una dichiarazione a verbale sul contenuto (dettagliato) della riforma delle carriere, è perché quella è la riforma che la Banca vuole.

Stavolta non abbiamo a che fare con i soliti volantini propagandistici, i cui contenuti, tra affermazioni e contro-affermazioni, giuramenti e abiure, lasciano il tempo che trovano. In questo caso, scripta manent.

Con quella dichiarazione, di fatto, sono stati ceduti gli interessi dei colleghi alla Banca, rinunciando a negoziare.

Per la Fisac, invece, esiste un altro modo di tutelare i lavoratori: quello in cui gli accordi si raggiungono al tavolo negoziale e non attraverso scritture private che, pur nella limitatezza del loro valore, alzano barriere rispetto ai progressi ottenibili e ingessano la trattativa.

Il lungo negoziato sul welfare lo ha dimostrato: il duro braccio di ferro per migliorare la dichiarazione a verbale a margine degli accordi di dicembre ha mostrato quanto possa essere difficile modificare in favore dei lavoratori le previsioni dichiarate.

Tuttavia, nel caso del welfare, la trasversalità dell’argomento ha consentito di costituire un’ampia maggioranza, nonostante l’auto esclusione di Falbi e Sibc, che ha permesso di mettere in piedi un’efficace azione e di ottenere migliori condizioni.

Azione peraltro poco apprezzata, visto che, come si è letto su alcuni volantini, in questo negoziato la Banca avrebbe concesso troppo al primo tavolo sul welfare, cedendo al compromesso, rispetto ai “formali impegni” presi a dicembre. Siamo al paradosso di vedere sindacati che reputano disdicevole ottenere di più per i colleghi.

Sulla carriera operativa, la dichiarazione a verbale – inserita per volontà del relativo tavolo di maggioranza e sottoscritta solo da quest’ultimo congiuntamente con la Banca – sembrerebbe definire i contorni di una trattativa già in via di conclusione.

La Fisac CGIL, in rappresentanza di tutti i lavoratori, farà ogni sforzo per evitare che si giunga ad un accordo peggiorativo delle condizioni dei lavoratori.

Ma per raggiungere questo obiettivo, dato che al momento non è possibile costituire una maggioranza alternativa, possono e devono intervenire, prima, le scelte dei colleghi.

Roma, 4 giugno 2019

                                                                                          La Segreteria Nazionale

 

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