Il mondo oltre Verona

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Dopo Georgia (2016), Ungheria (2017) e Moldavia (2018), quest’anno sarà l’Italia ad ospitare il Congresso mondiale delle famiglie (World Congress of families), che si terrà a Verona questo weekend.

Cosa avrà mai fatto il nostro Paese per meritarsi un convegno che vanta tra i relatori Željka Markic, una donna nota per essersi opposta alla ratifica, da parte della Croazia, della Convenzione di Istanbul contro la violenza domestica e sulle donne? O l’arciprete russo Dmitrij Smirnov, secondo il quale i giovani musulmani si avvolgono di dinamite e si fanno esplodere perché non vogliono essere governati da omosessuali?

Che cosa ha l’Italia in comune con un Congresso apertamente anti-femminista, anti-divorzista e anti-abortista, che tratta come patologie tutte le forme di orientamento sessuale non eterosessuale, che liquida la libertà delle donne come un atto di insubordinazione, individuando nel lavoro femminile, nel divorzio e nell’aborto le cause del declino demografico, che condanna tutte le configurazioni familiari diverse dal matrimonio eterosessuale perché inadatte al sano sviluppo dei bambini?

Interrogativi che vengono prontamente fugati dal pieno avallo del Governo italiano a questa iniziativa, alla quale parteciperanno addirittura tre Ministri della Repubblica: il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, quello per la Famiglia e per le Disabilità Lorenzo Fontana e quello dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti.

L’iniziativa godeva inizialmente del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, poi le numerose polemiche hanno portato al ritiro dello stesso e a imbarazzate prese di posizione contro il WCF da parte di alcuni membri del Governo.

Perché questo Congresso, che sostiene di voler “affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come l’unica unità stabile e fondamentale della società” intende in realtà promuovere l’idea di famiglia tradizionale e patriarcale come unica legittima formazione amorosa possibile, dove non c’è spazio per la libertà della donna e dove gli omosessuali sono malati da sottoporre a terapie “riparative”; un modello di famiglia che si pretende l’unico possibile, esclusivo e mai inclusivo delle diversità.

Preoccupa la partecipazione di ben tre Ministri a questa iniziativa; in particolare, quella del Ministro dell’Istruzione cosa deve lasciar presagire rispetto ai modelli culturali che vengono proposti agli studenti italiani? O rispetto al contrasto del bullismo nelle scuole, che spesso prende di mira minori “diversi” o non appartenenti ad una famiglia “tradizionale”?

Vogliamo delle risposte. Per questo la CGIL, insieme a molte associazioni, sarà presente alla manifestazione che si terrà il 30 marzo a Verona, secondo le modalità riportate in questo link.

Roma, 28 marzo 2019

La Segreteria Nazionale

 

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