Servizio Banconote: un clima intollerabile

Bandiere

 

Possiamo definirlo un incontro dai toni molto accesi quello svolto in data 12 febbraio ‘15 dalle scriventi RR.SS. con la Direzione del nostro Servizio. D’altra parte, gli argomenti sono da ritenersi particolarmente delicati considerando che si parla di rispetto dei lavoratori e di valore delle relazioni sindacali all’interno dello stabilimento.
Infatti avevamo richiesto l’incontro dopo un susseguirsi di avvenimenti e di decisioni aziendali che hanno suscitato una profonda sensazione di disagio tra il personale istaurando un pessimo e diffuso clima di reciproci sospetti.
Dapprima, con singolare tempismo, sono giunte le “lettere” ad alcuni lavoratori delle cutpak, evidentemente considerati coinvolti dall’Amministrazione nella differenza di biglietti riscontrata lo scorso maggio.
Di seguito, abbiamo registrato una presa di posizione della Direzione, non condivisibile nei modi, nei confronti di personale proveniente dal CDBL, che denota pesanti aspetti pregiudiziali nei loro riguardi.
Da ultimo, non per importanza, la costatazione che, illegittimamene, ispettori della BCE sono stati messi nelle condizioni di poter visionare le registrazioni delle telecamere poste all’ingresso del comprensorio, controllando a distanza l’operato del personale presente nella portineria in diversi giorni lavorativi, il tutto senza darne preventiva informazione ai lavoratori per il tramite delle rappresentanze sindacali.
A fronte di quanto argomentato abbiamo denunciato una situazione di imbarbarimento del rapporto con le persone che operano nello stabilimento da parte della Direzione e un pesante decadimento delle relazioni industriali.
In merito la Direzione ha inteso giustificare il proprio agire come “atto dovuto” citando le questioni intorno al personale ex CDBL. Un ermetismo che non giustifica comportamenti che pregiudicano la correttezza che deve esistere fra le parti nel rapporto di lavoro.
Il Capo del Servizio ha dichiarato di avere agito nell’interesse dell’Istituto. Non ne abbiamo dubbi, ci mancherebbe il contrario! Ma con le decisioni repentine prese e senza la corretta comunicazione agli interessati si è agito rischiando, anzi riuscendo, ad invelenire un ambiente lavorativo che ha invece necessità di condizioni di stabilità e serenità.
A riguardo dell’attività presso il CDBL, in considerazione delle novità normative e logistiche riguardanti la sicurezza, in attesa dell’attivazione delle telecamere discendenti dall’accordo siglato dalle scriventi lo scorso anno, la Direzione ci ha risposto che si sta cercando di ottimizzare la situazione tenendo presente le necessità del personale. In ogni caso, terranno in considerazione ogni suggerimento utile a migliorare l’attività operativa senza tentare forzature. Abbiamo ribadito che, anche date le nuove condizioni, l’area operativa della triturazione è divenuta un attività di particolare pesantezza e necessita della massima attenzione sotto gli aspetti delle turnazioni e dei carichi di lavoro e sistemi di sicurezza. Riguardo questo tema abbiamo voluto ricordare che è ancora pendente la nostra richiesta per l’attribuzione del compenso per comprensorio a tutto il personale normalmente addetto alla struttura. La Direzione ha dichiarato la massima disponibilità sui diversi argomenti.
Dove si fa veramente fatica a trovare una sintesi con la Direzione è il fatto della visione delle registrazioni all’ingresso del comprensorio.
Quando se ne presentò l’esigenza molti anni fa, firmammo un accordo con la Direzione che, fra le diverse clausole, prevedeva:
– L’impossibilità che le telecamere inquadrassero il personale Se.ge.si. che presidiava la portineria, in quanto non erano state installate per controllare il lavoro del personale, ma solo ai fini della sicurezza del comprensorio per certificarne il transito.
– Accesso alle immagini esclusivamente in caso di evento criminoso per metterle a disposizione delle autorità competenti per le indagini.
Quanto denunciato dalle queste OO.SS. evidenzia la violazione dell’accordo siglato. Restiamo allibiti di fronte alla controparte che candidamente afferma in un primo momento: “abbiamo controllato se le porte erano state chiuse e non l’operato del personale Se.ge.si.” (surrettiziamente è la stessa cosa!), aggiungendo poi: ”non ricordiamo cosa prevede l’accordo che abbiamo firmato” (potevano andare a leggero prima di assecondare, illegittimamente, i pruriti dei “men in black” della BCE).
Possibile che nessuno del fior fiore dei nostri dirigenti abbia avuto il coraggio di dirgli “spiacenti, c’è un accordo con il sindacato che prevede l’impossibilità di farvi vedere le registrazioni delle telecamere”. Eppure in precedenza, in occasione di “tumulti di piazza” svoltisi di fronte allo stabilimento, ci risulta che venne rifiutato di concedere le immagini alla Polizia di Stato in assenza di un mandato della magistratura!
E con questo spirito nei confronti della BCE che si apprestano ad istallare le telecamere in tutto lo stabilimento? Trasformeranno la compagine lavorativa della produzione dell’Euro in sorvegliati speciali a disposizione dei “bravi” inviati da Draghi?
Auspichiamo che l’Amministrazione si accorga del proprio errore e archivi la questione giunta sui tavoli del Servizio RIU. Siamo ancora disponibili a metterci una pietra sopra, nonostante ci siano gli estremi per ricorrere alla competente magistratura.
Ma non vogliamo contribuire ad un ulteriore avvelenamento del clima. Con senso di responsabilità, nonostante tutto, ci rendiamo conto che il fatto denunciato è causato da ingenuità o da una sudditanza psicologica nei confronti dell’organismo di controllo della BCE, nell’interesse di pervenire ad una positiva valutazione di conformità della nostra stamperia.
Da ultimo, abbiamo voluto ricordare alla Direzione i suoi impegni a non ricorrere allo strumento dello straordinario in forma massiccia. Il Capo del Servizio si è vantato di avere ridotto lo straordinario complessivo di parecchi punti percentuali rispetto agli anni precedenti. Purtroppo, dobbiamo constatare che nonostante questi risultati, ci sono persone costrette dalla Direzione a lavorare in questi giorni dalle 7.00 alle 19.00.
E’ ammissibile che in Banca d’Italia con un regime orario stabile di turnazione, ci siano lavoratori costretti a lavorare per quasi due turni nella stessa giornata? Non è che i dati statistici del CdS confliggono con la realtà di un’organizzazione del lavoro, basata su risorse umane al di sotto delle effettive necessità operative? Quanti lavoratori sono state pensionati senza essere stati sostituiti da un adeguato turnover? Quanti equipaggi mancano al completamento del parco macchine esistente? Si farebbe meglio a fare un semplice calcolo aritmetico, anziché a ricorre alle scienze statistiche, perché è come rispondere filosofeggiando alle questioni concrete che la realtà del nostro stabilimento ci presenta tutti i giorni.
La posizione di FALBI e FISAC- CGIL è trasparente e realistica, altrettanto lo sono le richieste presentate alla Direzione: si eviti quindi di considerare il sindacato un incomodo e lo si coinvolga nelle politiche complessive riguardanti l’attività di produzione e le inevitabili ricadute sul personale che questa comporta.
Si rispettino di più e meglio le lavoratrici e i lavoratori che sono il vero capitale dello stabilimento. E’ a loro che va il riconoscimento degli obiettivi raggiunti. La Banca non può quindi guardare a loro con diffidenza o timore, o peggio ancora con malcelato sospetto.

Roma, 13 febbraio 2015
Rappresentanze sindacali Servizio Banconote
FALBI FISAC-CGIL