Fondo Pensione Complementare e diritti pensionistici del personale distaccato in BCE – Incontro del 13 gennaio – Riapertura del negoziato?

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Dopo la sottoscrizione dell’accordo del 13 novembre 2014, si è tenuto oggi il previsto incontro sul fondo complementare.
In apertura, Falbi-Cgil-Uil hanno esplicitato la ferma volontà di “proseguire la trattativa in tema di previdenza complementare”, coerentemente con quanto stabilito nell’ultimo accordo sottoscritto e confermando la piena validità della piattaforma unitaria presentata alla Banca nei primi giorni del mese di giugno 2014.
L’obiettivo sindacale rimane così, in primo luogo, il consolidamento definitivo del Fondo Pensione Complementare come strumento principale del trattamento previdenziale per i post ’93. A esso si affianca un ulteriore obiettivo di prevedere l’introduzione di nuovi strumenti previdenziali aggiuntivi che potrebbero, ad esempio, assumere la forma della corresponsione di una buonuscita una tantum per i post ‘93.
Ovviamente, una simile impostazione presuppone la disponibilità della Amministrazione a investire – nel tempo – risorse aggiuntive per il miglioramento complessivo dello schema previdenziale dei colleghi post ’93. Sul punto la Delegazione aziendale ha manifestato una difficoltà a rendersi disponibile nell’immediato, ma non lo ha escluso su un orizzonte temporale di medio periodo.
Falbi-Cgil-Uil hanno rimarcato l’esigenza di conoscere oggi le effettive disponibilità della Amministrazione a investire stabilmente sullo schema previdenziale in discussione, anche alla luce degli importanti risparmi realizzati nel comparto della assicurazione generale obbligatoria a seguito delle riforme realizzate negli ultimi 20 anni (massimale contributivo, ad esempio).
In assenza di un approccio effettivamente progressivo alla questione da parte della Amministrazione, a oggi, appare difficile immaginare l’avvio del negoziato con l’intento reale di “perseguire una linea di omogeneizzazione dei trattamenti pensionistici tra le diverse generazioni di personale”, così come previsto sin dagli accordi tra le parti del 2008.
È ora il momento di tradurre in fatti concreti l’impegno assunto. Tanto più che, dopo la conclusione dei lavori della Commissione tecnica sul FPC, la Banca ha certificato l’esistenza di un divario, in media, nell’ordine del 35% tra le prestazioni previdenziali spettanti a un post ’93 e quelle cui invece ha titolo un ante ‘93.
In attesa che l’entità delle risorse disponibili sia effettivamente definita in un prossimo incontro, si è proceduto a impostare pragmaticamente un confronto su singoli aspetti negoziali che potrebbero essere definiti nel corso della trattativa.
Falbi-Cgil-Uil hanno proposto una riflessione sulla prospettiva di realizzare un comparto unico per l’intero fondo complementare, attenuandone il profilo di rischio e rivendicando, parallelamente, una garanzia più solida in termini di erogazione delle prestazioni a carico del bilancio della Banca. Il tutto con un onere, per la Amministrazione, che dovrebbe risultare piuttosto attenuato.
Falbi-Cgil-Uil hanno chiesto di valutare l’eventualità di ridurre il contributo minimo a carico del singolo aderente dall’1,5% allo 0,5% confermando, per tutti, la contribuzione Banca nella misura massima del 7,5%. L’esborso aggiuntivo sarebbe sicuramente assai contenuto per la Banca, ma vi sarebbe – per la maggior parte dei colleghi – un beneficio importante in termini di aumento del reddito disponibile (+1%).
Falbi-Cgil-Uil si sono dichiarate disponibili ad affrontare la questione dei coefficienti di trasformazione in rendita dei montanti. Alla eventuale adozione di schemi neutrali rispetto alla composizione uomini/donne della popolazione, dovrà corrispondere, però, la certezza dei coefficienti per il personale sin dall’adesione al fondo.
Falbi-Cgil-Uil hanno chiesto l’avvio di un confronto per ricondurre a unità l’intera popolazione dei post ’93, aderenti e non al fondo complementare.
La Delegazione aziendale ha manifestato disponibilità a valutare proposte sindacali sui singoli punti sopra richiamati, anticipando sue proposte su due temi specifici: (1) “coefficienti” e (2) “buonuscita”.
Sul primo punto, l’Amministrazione ha proposto di modificare, nel corso del periodo 2016-2028, i coefficienti riferiti alla sola popolazione maschile, tenendo conto della popolazione femminile per quote progressivamente crescenti del 20% ogni triennio. Tenuto conto che prima del 2028 solo pochissime persone potranno accedere alla pensione, abbiamo ritenuto la proposta solo fittiziamente graduale e ci siamo detti assolutamente contrari a implementarla, confermando la nostra disponibilità a proseguire il confronto su terreni più praticabili.
Sul secondo punto, l’Amministrazione ha proposto di istituire una sezione aggiuntiva del fondo pensione complementare nella quale far confluire i 5,8 mln di € individuati con l’accordo del 13 novembre 2014 da distribuire ai singoli proporzionalmente al livello retributivo di ciascun aderente al 31.12.2014. La sezione, alimentabile in futuro con risorse a oggi ignote, sarebbe assoggettata al trattamento fiscale previsto per il TFR. Tenuto conto della scarsa convenienza immediata e, soprattutto, della assenza di un quadro di certezze circa la sua futura alimentazione, ci siamo dichiarati contrari alla sua introduzione.

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A margine dell’incontro, la delegazione aziendale ha fornito alcuni chiarimenti in merito alla questione concernente i diritti pensionistici del personale distaccato presso la BCE.
Sull’argomento, Falbi-Cgil-Uil avevano chiesto di conoscere:
1) il perché delle scelte, solo di recente, adottate dalla Banca d’Italia di limitare il rinnovo degli attuali distacchi previsti per i suoi Dipendenti;
2) quali passi siano stati compiuti dalla Banca d’Italia per garantire adeguata copertura pensionistica pubblica, oltre che complementare, a tutto il suo Personale impegnato in importanti compiti presso la BCE.
Sul primo punto, abbiamo assistito a una non risposta concretizzatasi nell’affermare – da parte del dottor Martiello – la volontà di dare certezze a tutti, limitando la durata di ciascuna aspettativa a un massimo di 5 o 7 anni, a seconda che si tratti di posizioni specialistiche o manageriali. Con una battuta, possiamo solo osservare che, sino a ieri, aspettative assai più lunghe di 5 o 7 anni garantivano anche accessi a posizioni rilevanti nell’organico e, talvolta, al Direttorio; ora, la garanzia è di dover optare tra lasciare la banca o tornare al proprio posto.
Sul secondo punto, la risposta fornita ha esplicitato l’impossibilità di assicurare il trasferimento dei diritti pensionistici del personale interessato in termini di vero e proprio ‘spostamento’ dei contributi dall’INPS alla BCE. Tale impossibilità è riconducibile alla assoluta contrarietà dell’INPS di rinunciare a importi piuttosto rilevanti. Ne è derivata la scelta dell’Amministrazione di impegnarsi a garantire la possibilità di totalizzare le pensioni maturate presso i due organismi al termine della vita lavorativa.

Roma, 13 gennaio 2015

LA SEGRETERIA NAZIONALE FISAC-CGIL
LA SEGRETERIA NAZIONALE UILCA-UIL
LA SEGRETERIA GENERALE FALBI-CONFSAL

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