Meritocrazia: Mito o Realtà? QI + SFORZO = MERITO – Siamo davvero sicuri?

 

Ogni anno, dal 2017, sempre più colleghi dell’Area Manageriale e delle Alte Professionalità ci contatta, scrivendoci o venendo nei nostri uffici, per chiedere consigli su come accedere agli atti amministrativi e capire perché non hanno ricevuto neanche questa volta il passaggio di Segmento o Livello. Malgrado, abbiano svolto incarichi o funzioni importanti e delicate, riuscendo a conseguire pienamente tutti gli obiettivi assegnati.

Alcuni ci mostrano curricula brillanti e ci dicono che nonostante la loro massima disponibilità non hanno ricevuto questo o quell’incarico, che è poi stato determinante per l’avanzamento di carriera di chi l’ha ottenuto.

Anche i colleghi che partecipano a varie “Vacancy” senza vincerle spesso non ricevono neanche una spiegazione, con conseguente aumento della frustrazione e della sfiducia.

Le continue esigenze di richiedere l’accesso agli atti, l’impossibilità di capire le motivazioni delle scelte aziendali o le ragioni sottostanti l’attribuzione di incarichi descrivono l’esatto contrario di una Amministrazione trasparente e che si ispira ad un sistema dichiaratamente “meritocratico”.

Ripercorrendo l’origine della “meritocrazia”, coniata settant’anni fa dal sociologo Michael Young, scopriamo che l’idea era di assegnare potere e crescita economica basandosi solo sul merito individuale, non sulle origini sociali o professionali. Un’idea nobile, che condividiamo, ma che spesso viene vanificata da una realtà dove i “contatti” giusti sembrano contare più delle qualifiche.

Questa riflessione conferma ancora una volta che la Fisac CGIL ha fatto bene a non firmare l’accordo che nel 2016 ha introdotto la meritocrazia individuale in Banca d’Italia. I risultati parlano chiaro: il mito dell’“Obiettivo individuale” è crollato. I successi derivano dalla collaborazione di tutti, e non dal lavoro di pochi eletti. Il problema comunque non è solo come vengono distribuite promozioni e passaggi economici, ma anche come vengono distribuiti i premi.

Un sistema meritocratico basato su obiettivi soggettivi e budget obbligatori crea disuguaglianze, frustrando la maggioranza dei dipendenti che non riescono a progredire.

Promuovere il mito dell’equazione “QI + sforzo = merito” rischia di ampliare le disuguaglianze in un ambiente lavorativo fondamentale per il Paese e di fare venire meno  il  senso di appartenenza del personale che ha reso la Banca d’Italia l’Istituzione più affidabile del Paese.

Non vogliamo incolpare chi ha permesso tutto questo nel 2016, non serve ai colleghi e i pessimi risultati sono comunque sotto gli occhi di tutti.  La riforma esiste, e come Sindacato responsabile, faremo la nostra parte e continueremo a cercare di migliorare la situazione, fornendo la massima assistenza a chi ritiene di essere stato ingiustamente leso da una riforma che, come detto, accresce le diseguaglianze.

Questi errori, di certo, non devono ripetersi nella trattativa in corso per l’Area Operativa. Puntiamo a una riforma che offra reali opportunità di crescita professionale e certezze economiche senza gravare sulle future generazioni e sui lavoratori attuali. Per evitare disagi, riteniamo fondamentale avere certezze sui livelli stipendiali in ingresso e mantenere gli aumenti per il passaggio di grado, con percentuali di promozioni certe e garantite.

Il nodo maggiore sul quale purtroppo si sta arenando la trattativa, anche se auspichiamo un colpo di reni alla ripresa degli incontri presumibilmente a settembre, è quello dei Coadiutori che, tra l’altro, si trascinano dietro tutte le altre enormi problematiche dei gradi sottostanti.

I colleghi dell’Area Operativa devono sapere se e come la Banca intende investire su di loro. Hanno bisogno di risposte certe, dopo cinque incontri di trattativa, per evitare che questa riforma diventi l’ennesima promessa non mantenuta.

Insieme possiamo fare la differenza.

Roma, 30 luglio 2024

La Segreteria Nazionale