Lavoro a distanza, Organici, Carriere

RISPARMI SULLE SPALLE DEI COLLEGHI (E DEL PAESE)

Come abbiamo scritto a seguito dell’annuale informativa sugli organici, l’Amministrazione persegue la propria politica – sorda e cieca – di contenimento dei costi e di scarsa attenzione alle aspettative professionali dei colleghi.

Da anni la Banca tenta una condotta “padronale” verso i propri dipendenti, sempre più indirizzata a gestire in modo del tutto autonomo l’organizzazione interna dell’Istituto cercando di evitare il confronto con le Rappresentanze sindacali sulle tematiche contrattuali o che comunque incidono sui lavoratori.

Notare che in questo caso “autonoma” è da intendersi non “dal potere” ma da quelle che dovrebbero essere delle ovvie e costruttive regole di comportamento nei rapporti tra datore di lavoro e rappresentanti dei lavoratori.

Questa condotta si è vista sulla questione degli organici, si vedrà già oggi, temiamo, sulla riforma delle carriere operative, ma si è vista pure sull’applicazione dell’accordo relativo al lavoro da remoto, tenuto conto dei numerosi tentativi di lettura restrittiva del testo sottoscritto. Tutti aspetti, questi, evidentemente connessi, come da noi sottolineato – anche – nel recente volantino sull’incontro in materia di organici (LEGGI).

Come segnalato da numerosi colleghi sia delle Filiali che dell’Amministrazione Centrale, si negano sempre più spesso giorni di lavoro agile, chiesti dai colleghi non soltanto per rispondere ad un equilibrato rapporto tra tempi di vita e tempi di lavoro, ma anche a situazioni di fragilità personale o familiare piuttosto evidenti. In alcuni casi la negazione di un maggior utilizzo del lavoro da remoto è avvenuta con veri e propri atti di dissuasione a presentare le domande da parte degli interessati. Tutto questo tradendo lo spirito e il testo dell’accordo in materia, come abbiamo sottolineato con lettera trasmessa al Segretario Generale nella giornata di ieri (LEGGI).

Nell’incontro sugli organici, la Fisac CGIL ha anche chiesto – tra l’altro – che venga prorogata la riserva di posti di telelavoro per le colleghe e i colleghi che provengono dalle Filiali chiuse, trattandosi di misura a tutela di situazioni di oggettiva difficoltà personale, familiare, logistica, ecc.. Una richiesta alla quale la logica vorrebbe che la Banca rispondesse positivamente e in tempi brevi.

Più in generale, siamo convinti che la Banca debba abbandonare questi comportamenti volti a evitare di applicare correttamente l’accordo sull’orario di lavoro da essa stessa sottoscritto (utilizzando fantasiose riletture del testo o arrivando anche a scoraggiare la presentazione delle domande da parte dei colleghi). Lo deve fare per diverse ragioni, non ultima un minimo di coerenza con quanto dalla Banca stessa dichiarato in più occasioni, quando risulta comodo (magari anche per attrarre personale qualificato) auto attribuirsi la capacità di valorizzare il personale e di promuoverne il benessere lavorativo.

L’accordo sul lavoro da remoto non solo deve essere applicato correttamente ma deve essere una base dalla quale partire per ampliare ulteriormente le opzioni a disposizione dei lavoratori, a cominciare dall’aumento dei giorni fruibili anche da parte dei colleghi addetti a unità caratterizzate da maggior peso delle attività da svolgere in presenza (GSP ma non solo). I margini ci sono (soprattutto se venissero rimosse le forti e diffuse carenze di organico).

Se non fosse stato firmato l’accordo sul modello ibrido non si sarebbero costruite le fondamenta di un nuovo modo di lavorare in Banca, che dovrà essere portato alla massima estensione possibile, ma al contempo non applicarlo correttamente costituisce un comportamento illegittimo e che non fa ben sperare in merito alla serietà della controparte negoziale, nel rispettare gli accordi che essa stessa ha firmato (ottenendo per questo anche dei riconoscimenti).

Era necessario aprire una strada, ed è nostro dovere adesso continuare a percorrerla con impegno e con l’aiuto dei lavoratori, constatando di avere a che fare con un datore di lavoro con una mentalità chiusa al progresso, forse addirittura pentito degli accordi firmati, cui tuttavia rimane vincolato, poiché costituiscono un punto fermo da cui non si può tornare indietro.

È quindi necessario, per interrompere questa china della Banca, che i lavoratori dell’Istituto si facciano sentire e ci diano forza.

La Fisac CGIL è pronta a denunciare questa situazione anche nei confronti del Paese, perché le difficoltà che giornalmente si riscontrano in molte strutture della Banca, con evidenti effetti anche sui servizi resi alla cittadinanza, derivano esclusivamente dalle scelte sbagliate dell’Amministrazione.

Roma, 16 novembre 2022

La Segreteria Nazionale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *