Dal confronto al conflitto?

I negoziati con l’Amministrazione hanno conosciuto ieri una seria battuta d’arresto, mentre si discutevano i temi economici.

A fronte di un anno straordinario come il 2020, per il quale si doveva (da mesi) riconoscere l’efficienza e la produttività del lavoro del personale, l’Amministrazione ha contraddetto tutto quanto affermato da un anno e mezzo, sul sacrificio e l’abnegazione del personale, sui risultati che sia da remoto che in presenza ridotta è riuscito a conseguire, sull’inalterata capacità di far fronte a tutti (tutti!) gli obiettivi istituzionali, pur a fronte di significative minori spese da parte della Banca, in buona parte tradottesi in minori retribuzioni o maggiori oneri per il personale.

Quel che è peggio, l’Amministrazione non ha dato seguito all’impegno assunto un anno fa, quando il tavolo di maggioranza indicò la necessità di criteri adeguati per calcolare l’efficienza del personale in un contesto radicalmente cambiato (quante incombenze in più sono derivate dalla pandemia, mai censite dai sistemi aziendali? E quanto non è uscito dalle casse della Banca verso il suo personale, non perché non abbia lavorato, ma perché i nostri vetusti sistemi di inquadramento legano una parte della retribuzione alla presenza fisica in Banca?).

A fronte di questo, del ritardo strumentale con il quale la Banca ha scelto di avviare il confronto negoziale, della inattendibilità di stime neppure univoche che in alcuni casi collocavano l’efficienza in territorio negativo e del reiterato, ostentato diniego di dati informativi su presenze, straordinari e prestazioni del personale che l’Amministrazione è obbligata a fornire ai sindacati – e che invece ha occultato proprio in vista di questo negoziato – la discussione si è avvitata su cifre poco più che simboliche, con una controparte aziendale con scarsa predisposizione all’ascolto su troppe questioni fondamentali.

Alla richiesta di strutturalizzazione di una parte dell’efficienza, la risposta è stata NO.

Alla richiesta di incrementare le nostre tabelle stipendiali, ferme da anni salvo che per adeguamenti parziali all’inflazione, la risposta è stata NO.

Alla richiesta di dare a questi interventi la funzione di permettere finalmente la chiusura di ben due trienni contrattuali scaduti, e rispetto ai quali la Banca è quindi inadempiente, la risposta è stata NO.

Alla richiesta di corrispondere al personale almeno un’efficienza una tantum del 2% la risposta è stata NO, semmai la metà.

Alla richiesta di adeguare, dopo tanti anni, indennità legate al lavoro di cassa e per le Filiali STC, la risposta è stata un beffardo riferimento al “caro legna”, e il solito NO.

Alla richiesta di dare la stessa valenza triennale ad interventi migliorativi per il personale (come ad esempio la diversa ripartizione degli oneri per il contributo alla “lump sum”, a maggiore carico della Banca) che la Banca intende dare al blocco della rivalutazione delle missioni, la risposta è stata NO.

La Delegazione aziendale ha anzi accampato fantasiose motivazioni per la mancata compensazione degli oneri diretti e indiretti a favore del personale non sostenuti nel corso del 2020, come “il costo dei colleghi messi in esonero dal lavoro per mesi” (costo che quindi la Banca scarica sul resto del personale), come il costo dei tamponi (che quindi non sono un’intelligente misura aziendale di prevenzione, ma un onere da scaricare sul personale), come la fornitura di mascherine e sanificanti (!!).

Capite bene che un simile contesto non ha reso al momento possibile la sottoscrizione di accordi di grande importanza per tutti, e per il futuro dell’Istituto.

Quello che si apre è uno scenario di grande incertezza. È necessario intervenire prontamente, e con responsabilità, per scongiurare una fase di conflittualità da cui nessuno uscirebbe indenne.

Roma, 24 novembre 2021

CIDA     SIBC     CGIL     CISL     DASBI     FABI

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