I risparmi e i sacrifici dei colleghi

Non è certo né una novità né una sorpresa che la Banca d’Italia per effetto del massiccio ricorso del lavoro da remoto imposto dalla nota situazione di emergenza sanitaria ha conseguito importanti risparmi, per il mancato pagamento di straordinari, del plus orario, dei trattamenti di missione, per i minori costi per utenze, ecc. ecc.

Ha risparmiato e di questo noi tutti siamo ben lieti.

Al conseguimento del risparmio economico non è conseguita una riduzione della produttività complessiva, che anzi in alcuni ambiti è addirittura aumentata…

Come è stato possibile questo paradosso? Semplicemente perché i lavoratori della Banca hanno continuato a lavorare come e più di prima, nonostante tutte le difficoltà del periodo, sostenendo, chi meno chi più, anche i costi di lavorare da casa.

Per non parlare di chi in presenza si è fatto carico ancor più delle attività che non potevano essere delocalizzate… Con indubbi sacrifici e rischi personali.

Ma a cosa sono serviti quei risparmi? A chi sono andati? Chi beneficerà (oltre ovviamente la Banca stessa) degli enormi sacrifici dei colleghi? Questo ancora non si sa, ma di certo la Banca non sembra avere alcuna intenzione di distribuire tali risparmi a chi li ha determinati e di riconoscere i sacrifici a chi li ha sostenuti, ossia ai propri dipendenti, e sicuramente non pare volerlo fare in sede di definizione dell’efficienza aziendale per il 2020, almeno stando a quello che è stato riferito ai sindacati nel primo incontro in materia.

Per i più smemorati ricordiamo infatti che si tratta di risparmi resi possibili dal costante impegno di tutti i lavoratori, obbligati per la situazione pandemica a lavorare da casa anziché in ufficio, senza alcun controllo di orario, o – per contro – in ufficio ma in condizioni di estrema difficoltà e di spesso eccessivo sovraccarico operativo.

La Fisac Cgil ritiene che questi risparmi siano il frutto del sacrificio dei lavoratori e che il vantaggio economico da esso derivante non possa essere destinato all’Amministrazione ma possa solo tornare a remunerare il lavoro dei colleghi. Siamo certi di averlo chiaramente spiegato nell’incontro di ieri e che la Banca, avendone acquisito consapevolezza, vorrà ridare “a Cesare quel che è di Cesare”.

Roma, 18 novembre 2021

La Segreteria Nazionale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *