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Incontro del 17 settembre - No ad inutili ed inconcludenti meline - Si alla valorizzazione delle filiali

A fronte della insistenza della Banca nel presentare la soluzione già respinta durante l'incontro dello scorso luglio, il Sindacato ribadisce che non è disposto a continuare a discutere su soluzioni che non prevedano una presenza stabile e qualificata sul territorio riaffermando lo spirito ed il contenuto del protocollo di intesa: l’esatto contrario “dell’ammortizzatore sociale NOD”. Le OO.SS. ritengono, pertanto, che in mancanza di una precisa inversione di rotta, certificata anche attraverso un rinnovato coinvolgimento del Direttore Generale (non onorario), si apra inevitabilmente un articolato periodo di conflitto, da costruire con il contributo e la partecipazione attiva di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori.






Riforma organizzativa della UIF - La riorganizzazione "light" ai tempi della "spending review"

Il Sindacato ha rimarcato la sostanziale incongruenza tra le premesse enunciate nel documento presentato dalla Banca il 30 luglio e le proposte già formulate in quella sede e meglio esplicitate in apertura dell’incontro del 4 settembre. Non tenendo conto che più che di costi, dovrebbe parlarsi di investimenti finanziari tesi a garantire la massima efficacia istituzionale, è come se il progetto Banca di intervento sulla struttura organizzativa volesse segnalarsi per una tale attenzione al risparmio da renderlo intrinsecamente un potenziamento insufficiente della UIF.






Rete Territoriale - Incontro del 23 luglio - No al progetto Banca

Il Sindacato, in presenza della riproposizione da parte della Banca del progetto Saccomanni con poche, marginale e irrilevanti modicfiche, ha ribadito la sua totale avversione al progetto aziendale e sostenuto che, in assenza di una sua radicale modifica, non si potrà che assistere a una traumatica interruzione del confronto
Evidenziando la necessità che le Filiali, comunque denominate, debbano essere potenziate nei compiti e nella funzioni, il Sindacato ha rimarcato che, in assenza di una positiva soluzione della problematica concernente la Rete Territoriale, sarebbe assolutamente "imbecille" proseguire qualsiasi altro negoziato.
Le parti si reincontreranno nella prima metà di settembre.





Nuovo modello contrattuale della Banca d'Italia

Dall'inflazione programmata alla produttività programmata:
la proposta del Sindacato per un nuovo modello contrattuale.




Presentata la piattaforma unitaria per il Fondo Pensione Complementare

Cinque le direttrici fondamentali individuate nella piattaforma unitaria per abbattere drasticamente il divario tra le prestazioni previdenziali spettanti a un post '93 e quelle a cui ha titolo un ante '93:
• Contributo a carico della Banca al 7,5%
• Garanzia di rendimento maggiorata e differenziata (5% obbligazionario e 3,5% azionario)
• Coefficienti di conversione definiti sin dall'adesione al FPC
• Pensioni indicizzate all'inflazione
• Pensione complementare e indennità







 

 

Incontro del 17 settembre - No ad inutili ed inconcludenti meline - Si alla valorizzazione delle filiali
A fronte della insistenza della Banca nel presentare la soluzione già respinta durante l'incontro dello scorso luglio, il Sindacato ribadisce che non è disposto a continuare a discutere su soluzioni che non prevedano una presenza stabile e qualificata sul territorio riaffermando lo spirito ed il contenuto del protocollo di intesa: l’esatto contrario “dell’ammortizzatore sociale NOD”. Le OO.SS. ritengono, pertanto, che in mancanza di una precisa inversione di rotta, certificata anche attraverso un rinnovato coinvolgimento del Direttore Generale (non onorario), si apra inevitabilmente un articolato periodo di conflitto, da costruire con il contributo e la partecipazione attiva di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori.


Riforma organizzativa della UIF - La riorganizzazione "light" ai tempi della "spending review"

Il Sindacato ha rimarcato la sostanziale incongruenza tra le premesse enunciate nel documento presentato dalla Banca il 30 luglio e le proposte già formulate in quella sede e meglio esplicitate in apertura dell’incontro del 4 settembre. Non tenendo conto che più che di costi, dovrebbe parlarsi di investimenti finanziari tesi a garantire la massima efficacia istituzionale, è come se il progetto Banca di intervento sulla struttura organizzativa volesse segnalarsi per una tale attenzione al risparmio da renderlo intrinsecamente un potenziamento insufficiente della UIF.


Rete Territoriale - Incontro del 23 luglio - No al progetto Banca

Il Sindacato, in presenza della riproposizione da parte della Banca del progetto Saccomanni con poche, marginale e irrilevanti modifiche, ha ribadito la sua totale avversione al progetto aziendale e sostenuto che, in assenza di una sua radicale modifica, non si potrà che assistere a una traumatica interruzione del confronto
Evidenziando la necessità che le Filiali, comunque denominate, debbano essere potenziate nei compiti e nella funzioni, il Sindacato ha rimarcato che, in assenza di una positiva soluzione della problematica concernente la Rete Territoriale, sarebbe assolutamente "imbecille" proseguire qualsiasi altro negoziato.
Le parti si reincontreranno nella prima metà di settembre.


Fondo Pensione Complementare - Incontro del 16 luglio
Il Sindacato ha ribadito la volontà di condurre un negoziato complessivo che riguardi tutti i temi oggetto delle rivendicazioni. Solo così sarà possibile migliorare effettivamente il trattamento pensionistico dei post ’93, in un’ottica di riduzione sensibile del divario generazionale oggi esistente con gli ante ’93. Il confronto con la Banca si è articolato su due punti nodali dello schema previdenziale per i post ’93 in Banca d’Italia: la garanzia di rendimento e i coefficienti di conversione in rendita.
La trattativa, che in conclusione ha registrato una cauta disponibilità da parte della Banca ad affrontare il tema della reintroduzione di una "buona uscita" (le c.d. tre annualità), proseguirà con un incontro previsto per il prossimo mese di settembre.

 
 
 

 

Lavoro: Cgil, avviare confronto con Cisl e Uil per mobilitazione unitaria
 
 

Roma, 17 settembre – Il direttivo della Cgil ha dato mandato alla propria segreteria, come richiesto dal segretario generale, Susanna Camusso, nella relazione introduttiva dei lavori, “di realizzare un confronto con le segreterie di Cisl e Uil, per verificare le disponibilità allo sviluppo di una mobilitazione unitaria su una piattaforma condivisa”.

 

Camusso: “la ricetta è la stessa da sei anni. Da Renzi solo parole”
 
06/09/2014 - Intervista al Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso su 'la Stampa'
 

«Il cambiamento c'è solo nelle parole. Nei fatti, ci sono i tagli lineari, gli interventi sul mercato del lavoro, il blocco dei contratti».

Segretario Camusso, dunque concorda con chi dice che siamo tornati all'Agenda Monti?
«È l'agenda di Monti, ma anche quella di Tremonti nel 2010, quella della lettera della Bce nel 2011, e poi quella di Letta. La solita ricetta: per trovare risorse in fretta taglia dove è facile colpendo "i soliti noti". Il Paese invoca il cambiamento; a parole se ne offre tantissimo, quando si tratta delle condizioni materiali della gente la distanza è stellare».

Forse anche Renzi si trova come i suoi predecessori spalle al muro, tra vincoli europei e conti pubblici precari.
«Allora dovrebbe dire le cose come stanno, non fare mille annunci cui non si dà mai seguito. Non si dovrebbe parlare, per il pubblico impiego, di qualità e selezione della spesa, e poi bloccare i contratti, tornare a un taglio lineare della spesa dei ministeri del 3%. Si continua a pensare che è più facile togliere ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, e non mettere mano alle distorsioni del Paese. Si parla di ripenalizzazione del falso in bilancio? Si rimanda di un anno. I contratti pubblici, invece, li bloccano subito. Come se fosse normale pensare che i salari debbano sempre diminuire. Di lotta all'evasione fiscale com'è che non se ne parla più?».

Il premier però assicura: se si continua sulla linea delle riforme, i frutti positivi arriveranno.
«Sì? Dove, come, quando? La verità è che oggi si prosegue su una politica che fondamentalmente è la stessa seguita dal 2008, e che ha soltanto aggravato la crisi. Va avanti da anni, e i risultati li vediamo, su salari, lavoro, deflazione, recessione. Non è "colpa di Renzi", visto che va avanti da sei anni; diventa colpa sua se si ostina a continuare sulla stessa linea. Gli 80 euro sono stati un'ottima cosa, ma non possono essere uno specchietto per le allodole che nasconde precarizzazione e impoverimento di lavoratori, pensionati e ceto medio. Se il premier boccia l'austerità in Europa, poi però a casa nostra la pratica in modo impeccabile. Dovrebbe provare, sia pure con gradualità, delle politiche nuove. L'unico cambiamento vero rispetto agli altri governi, pare la scelta di non dialogare più con le parti sociali...».

Escluso il leader Fiom Landini...
«È una evidente scelta strumentale, non è ovvio?»

Ma il governo incontrerà i poliziotti che protestano, ha annunciato.
«Se si dice "ti incontro, ma non accetto ricatti", significa che si considera un "ricatto" la semplice proclamazione di uno sciopero da parte di un sindacato. È bene che il governo incontri i rappresentanti delle forze di polizia; deve far qualcosa anche per gli altri lavoratori però, perché il sindacato difenderà il diritto di tutti alla contrattazione. Non cadiamo nel vecchio giochino della contrapposizione. La conosciamo bene la storia che per aiutare i precari bisogna togliere tutele agli altri. Sono 20 anni che si tolgono diritti, e per i precari non c'è mai nulla. Anche qui bisognerebbe cambiare ricetta. Il presidente del Consiglio pensa che bisogna dare tutele a chi non ne ha? Lo faccia, a cominciare dalla maternità per tutte, dalla retribuzione giusta, dalla non discriminazione. Renda cioè i diritti del lavoro universali».

Il «Jobs Act» vi piace o no?
«Per ora ci sono solo titoli molto generici, di cui alcuni ovviamente condivisibili. Ma intendiamoci: se si dice contratto a tutele crescenti e progressive, se si tolgono di mezzo le mille fattispecie precarie va bene. Se si vuole come chiede il Nuovo Centrodestra eliminare l'articolo 18, togliere il divieto di demansionamento, ammettere il controllo a distanza dei lavoratori, è cosa molto diversa. E noi non ci staremo. È un confronto per noi davvero difficile, mai davvero serio e concreto: sono o decreti legge "chiusi" e intoccabili, oppure deleghe al governo i cui provvedimenti attuativi si vedranno chissà quando. Posso dire che alcune delle intenzioni dichiarate dal presidente del Consiglio sono la semplice prosecuzione di politiche passate. E visto il disastro in cui siamo, è evidente che sono politiche sbagliate».

Non c'è proprio nulla che salva dell'operato del governo?
«Bisogna riconoscere che molto è stato fatto per accelerare l'apertura dei cantieri e lo sblocco degli investimenti per infrastrutture. Dopodiché questa è solo la conferma di investimenti già decisi. E il patto di stabilità interno continua a bloccare piccole opere utili dei Comuni. Anche sulle strategie di politica industriale delle imprese pubbliche non si dà alcuna indicazione di sviluppo. In piena continuità con i governi Berlusconi, Monti e Letta».

I dati negativi su Pil e disoccupazione sono stati una bella doccia fredda per Renzi. Vedete un premier in perdita di consensi?
«Non me lo auguro. Non siamo "gufi". Il presidente del Consiglio ha rappresentato una novità importante per tanta parte del Paese. Io chiedo solo che faccia davvero il cambiamento che annuncia, che tiri il Paese fuori dalla crisi. La recessione e la deflazione non sono "colpa sua", che sta lì da pochi mesi. Ma lo diventano se continua con le stesse ricette sbagliate che ci hanno portato lì».

 
Lavoro
 
Riforma lavoro: la Cgil presenta ricorso alla Commissione europea
 

05/08/2014 - La Cgil Nazionale ha presentato una denuncia alla Commissione europea contro la Riforma del lavoro varata del Governo perché in contrasto con la prevalente disciplina europea sul lavoro.
Su un punto in particolare la Cgil insiste, la legge 78, eliminando l'obbligo di indicare una causale nei contratti a termine, sposta la prevalenza della forma di lavoro dal contratto a tempo indeterminato al contratto a tempo determinato, in netto contrasto con la disciplina europea che, al contrario, sottolinea l'importanza della “...stabilità dell'occupazione come elemento portante della tutela dei lavoratori”.

Quattro i punti principali su cui si basa il ricorso:
- la causalità per il ricorso ai contratti a termine rappresentava un argine contro un loro utilizzo improprio. Eliminarne la motivazione lascia spazio a usi impropri che penalizzano il soggetto debole, il lavoratore cioè
- il combinato disposto di a-causalità, rinnovi e proroghe espone il lavoratore al rischio di non riuscire a firmare mai un contratto “stabile” indicato come “contratto comune” proprio dalla normative UE, con forti penalizzazioni soprattutto per i soggetti più “a rischio”, lavoratori over 50 e donne
- si introduce un'assoluta discrezionalità rispetto ai licenziamenti
- non c'è alcuna prova statistica che all'aumento della precarietà corrisponda un aumento dell'occupazione.

L'obiettivo della denuncia, per la Cgil, è quello di cambiare norme che stanno penalizzando fortemente i giovani e i soggetti più deboli rendendo più vulnerabili socialmente e economicamente generazioni di lavoratori.
La disciplina del nuovo contratto a termine coinvolge già due terzi dei nuovi contratti attivati il che significa che le future occasioni di lavoro non tenderanno alla stabilità.
“Al contrario- evidenzia il sindacato di corso d'Italia- la filosofia di Europa 2020 relativa alla strategia per l'occupazione si basa su due concetti : migliorare la qualità degli impieghi garantendo migliori condizioni di lavoro, garantire che la flessibilità sia accompagnata da maggiore sicurezza. Orientamenti totalmente assenti nella Riforma del Lavoro e sui quali chiediamo al Governo di porre riparo cancellando quelle tipologie contrattuali fonte di abusi nel nostro ordinamento e riportano i contratti a termine ad un uso funzionale con peculiari esigenze dell'impresa che ne giustificano l'utilizzo”.

 
 
La Cgil presenta il Piano del lavoro, Camusso: “Unica condizione anti crisi”
 
A distanza di 64 anni dal Piano del Lavoro voluto nel 1949 da Giuseppe Di Vittorio, la CGIL presenta, in risposta alla crisi, un nuovo Piano del Lavoro per rilanciare l'occupazione. Unico obiettivo: puntare sulle nuove generazioni
 
Il lavoro prima di tutto. Susanna Camusso apre la Conferenza di programma della Cgil affermando che ”Parlare del lavoro è parlare del pane, è l’unica vera condizione per creare ricchezza nel nostro Paese e nel mondo, è la condizione per uscire dalla crisi”
 
 
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